S'onori
il bello e la virtù ed ogni altra cosa simile, se recano piacere, se no,
salutatemeli tanto.
Il saggio
lo fa ricco la natura.
Per la
maggior parte degli uomini quiete è torpore, attività furore.
Dimentico
del bene di ieri, già oggi è vecchio.
Le leggi
sono poste per i saggi: non perché non commettano ingiustizia, ma perché
non la subiscano.
Quando noi viviamo la morte non
c'è, quando c'è lei non ci siamo noi. (inviato da Sandro - Pordenone)
Non fare filosofia per scherzo, ma
sul serio; perché non abbiamo bisogno di apparire sani, ma piuttosto di
esserlo veramente.
L'uomo sereno procura serenità a
sé e agli altri.
Il divieto non significa
necessariamente astensione, ma la pratica sotto forma di trasgressione.
E' bene riflettere sulle cose che
possono farci felici: infatti, se siamo felici abbiamo tutto ciò che
occorre; se non lo siamo facciamo di tutto per esserlo.
Nessuno, vedendo il male, lo
preferisce, ma ne rimane ingannato, parendogli un bene rispetto al male
peggiore.
Non abbiamo tanto bisogno
dell'aiuto degli amici, quanto della certezza del loro aiuto.
Di tutte le cose che la saggezza
procura per ottenere un'esistenza felice, la più grande è l'amicizia.
L'aponia e l'atarassia: il non
soffrire nel corpo e il non esser turbato nell'anima. (inviato da
Mariangela - Grosseto)
La morte, il più atroce dunque di
tutti i mali, non esiste per noi. Quando noi viviamo la morte non c'è,
quando c'è lei non ci siamo noi. Non è nulla né per i vivi né per i morti...
Se la vista, la conversazione e lo
stare insieme vengono tolti, la passione d'amore si estingue.
Di fronte ad ogni desiderio
bisogna porsi questa domanda: che cosa accadrà se il mio desiderio sarà
esaudito, e che cosa accadrà se non lo sarà?
Il piacere è l'inizio e la fine
del vivere felicemente.
Dei desideri alcuni sono naturali
e necessari, altri naturali ma non necessari, altri poi né naturali né
necessari, ma nascono da vana opinione.
Fra gli uomini, per lo più,
l'inattività è torpore, l'attività follia.
Fatti
servo della filosofia se vuoi avere libertà vera.
Nell'amore
della vera filosofia si scioglie ogni ansia e trepidazione di brama.
Opera
sempre come se Epicuro ti guardasse.
Non far
finta di filosofare, ma filosofa sul serio: perché non di parer sani
abbiamo bisogno, ma d'essere veramente sani.
I sogni
non hanno natura divina né potenza divinatoria, ma si formano per afflusso
di simulacri.
Nulla di
nuovo si compie nell'universo rispetto all'infinito tempo già trascorso.
Bisogna
rendersi conto che lungo e breve discorso giungono al medesimo fine.
La
necessità è un male, ma non v'è nessuna necessità di vivere nella
necessità.
Bello e
virtù e le altre cose del genere vanno onorate se valgono a procurare
piacere, se no, si mandino in pace.
Ogni uomo
si parte dalla vita come se ci fosse entrato allora.
I dolori
se sono gravi, portano subito via: se sono lunghi, non sono gravi.
Dolore che
eccede avrà approdo nella morte.
Sputo su
tutte le virtù e su quelli che vanamente le ammirano, se non valgono a
produrre nessun piacere.
Per molti
il diventare ricchi non fu la fine dei mali, ma il principio di nuovi e
peggiori.
Fatica da
bestia fa crescere il mucchio, ma rende triste la vita.
A chi poco
non basta, a costui nulla basta.
Nulla
basta a colui al quale par poco ciò che basta.
Se vivi
sulla norma della natura, non sarai mai povero; su quella delle opinioni,
non sarai mai ricco.
Povertà
misurata al fine che è proprio della natura, è gran ricchezza; ricchezza
che non ha limite a cui riportarsi, è gran povertà.
La più
grande ricchezza è nel badare a se stessi.
L'aver
cognizione del proprio errore è già inizio di salute.
Povertà
lieta è cosa nobile.
Bisogna
liberarsi dal carcere degli affari e della politica.
Supremo
frutto del bastare a se stesso la libertà.
Gli
adulatori sono servi di benevola fortuna.
Nessuno
s'accorga che tu sei vissuto.
Partecipiamo alle sventure degli amici non con lamentazioni da funerale, ma
prendendoci cura di loro.
Ogni
amicizia è per se stessa desiderabile, ma trae origine dall'utile.
Dolce il
ricordo di amico morto.
Il saggio
non tradirà l'amico, o tutta la sua vita sarà sconvolta e atterrata dalla
sfiducia.
Anima
piccola nella buona sorte si esalta, nell'avversa si annulla.
Non è
piacevole ricominciare sempre la vita.
EPICURO:
UN FILOSOFO CHE SI CONTRADDICE
(di
Gaetano Barbella)
Egli
ha detto: «Non abbiamo tanto bisogno dell'aiuto degli amici, quanto della
certezza del loro aiuto.».
Ma
che strano Epicuro! Sembrava che la sapesse lunga sul «clinamen» detto
appunto di Epicuro, e poi mi accorgo che manifesta invece dei dubbi sul
concetto di certezza che direi matematica, nel caso in questione in fatto
di amici dei quali si può arrivare a conoscere il fondo della loro anima.
Che
cosa è la teoria del «clinamen», attribuita ad Epicuro? Secondo questa
teoria gli atomi che scendono perpendicolarmente si incrociano e si legano
dando vita ai corpi, perché alcuni gruppi di atomi deviano dalla loro
perpendicolare, acquisendo una certa inclinazione, o «clinamen», che
permette tale incrocio. Quando gli atomi si incontrano, si dispongono in
una figura piuttosto che in un'altra: per esempio, nel pensiero di Epicuro
l'uomo è un incontro di atomi, ma se si fosse verificato un altro
incontro, sarebbe sorta un'altra cosa. Comunque, questo incontro che ha
dato vita all'uomo prima o poi si romperà, e sorgerà qualcosa di
diverso. Non ci sarà più l'uomo, ma questo non importa, perché ci sarà
un' altra realtà: questa è la teoria degli infiniti mondi possibili di
Epicuro.
Come
si può capire Epicuro, con la concezione del «clinamen», disponeva il
modo di pervenire alla certezza dell'incontro mettiamo di peculiari «atomi
dell'amicizia» e questo doveva bastargli per non arrivare a porre la
questione col detto «Non abbiamo tanto bisogno dell'aiuto degli amici,
quanto della certezza del loro aiuto».