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IN COPERTINA:
(http://www.telemaco.unibo.it/rom/italia/italia.htm)
Bassorilievo dell’Ara Pacis rappresentante Saturnia Tellus (1), la personificazione latina della
Terra Madre, identificata dai greci con
il nome di Gea. Viene raffigurata come una donna che tiene in grembo due
bambini tra fiori e frutta. All’ombra della sua fecondità tranquilla e
regale, placidamente sostano una pecora e un bue. Ai lati, due figure
femminili seminude più piccole: quella di destra, simboleggiante
l’Acqua, cavalca, sopra onde increspate, uno squamoso serpente di mare,
l’altra, l’Aria, seduta sul dorso di un cigno, trasvola un ciuffo di
canne palustri. La brezza ha gonfiato le loro vesti come se fossero
delle vele ma il gesto con cui trattengono l’ampio lembo del mantello
non è di pudore. (http://www.anisn.it/scuola/percorsi/brana/ara%20pacis.htm)
INTRODUZIONE
Giuliano Kremmerz, maestro di ermetismo, raccomanda di
tener sempre da conto dei "ragionamenti analogici", giusto il secondo
detto dei dodici della tavola smeraldina, risalente al grande Ermete
Trismegisto, che accomuna, unendoli indissolubilmente, le cose del
"Cielo" e della "Terra". Oggi, col progresso della scienza, che spiega
molti fenomeni della realtà fisica e biofisica della terra, nonché
l'intimo bio-psichico dell'uomo in particolare, abbiamo un modo avanzato
di esaminare, e così prendere coscienza, di cose del "Cielo", proprio in
virtù dei raccomandati ragionamenti analogici.
Ecco, io mi sono
cimentato, per quel poco di senno che la sorte mi ha permesso di
possedere e non far corrompere, a concepire idee sulle cose "celesti",
forse molto ardite e per questo non è escluso che siano addirittura
balzane, ma chi lo potrà mai dire con assoluta certezza?
Io sono di avviso che se
sono germinate in me, come tante altre, proprio per il detto smeraldino
attribuito al maestro dei maestri, Ermete Trismegisto, vi ha dovuto
partecipare anche qualcosa di indefinibile da parte del "Cielo". Dunque
a che potranno servire le mie idee in questione, buone e/o cattive che
siano, se non sono esposte al vaglio di coloro che continuamente si
nutrono dei «frutti dell'albero», molti dei quali credono che questi
siano della «vita eterna» e non quelli della «scienza del bene e del
male»? Proprio a causa di una possibile aberrazione dei sensi, cui
l'uomo è soggetto ad incorrere inevitabilmente, la mia intromissione con
lo scritto che sto per presentare, cui ho dato il titolo «Saturnia
Tellus», potrebbe essere inteso come un certo «controllo non invasivo»
per un immaginario «giudizio universale» cui deriverebbe il famoso
«sigillo» apocalittico sulla fronte dei «servi di Dio» (Ap 7,3).
Naturalmente la prova che vi potrebbe derivare, paradossalmente, risulta
«invasiva» proprio là dove si riscontra convalidata la legge analogica
in questione, tale da dar vita all'evangelico rientro del «figliuol
prodigo» nella casa paterna. L'autore.
IL
SURRISCALDAMENTO DELLA TERRA
«Vidi poi salire dalla terra un’altra bestia, che aveva due corna,
simili a quelle di un agnello, che però parlava come un drago. Essa
esercitava tutto il potere della prima bestia in sua presenza e
costringe la terra e i suoi abitanti ad adorare la prima bestia, la cui
ferita mortale era guarita. Operava grandi prodigi, fino a fare scendere
fuoco dal cielo sulla terra davanti agli uomini.»
(Apocalisse di Giovanni 13, 11-13)
UNA
SCOMMESSA MEDIATICA SUL FUTURO
«LA
TRADIZIONE OCCIDENTALE SARÀ DISTRUTTA. E IL MONDO SARÀ GOVERNATO DA UNA
TECNICA SENZA ETICA»,
così titola il suo articolo, riportato da Newton RCS Periodici con il
servizio «Scommetti sul futuro» su Internet (2),
il filosofo bresciano Emanuele Severino, docente di ontologia
fondamentale all’università vita-salute del San Raffaele. E prosegue
spiegando questa sua catastrofica tesi, cui faranno seguito le mie
considerazioni.
«La
tendenza in atto -
egli sostiene - fa intravedere sempre più radicalmente la
distruzione della tradizione occidentale e siccome l'Occidente è alla
testa del Pianeta, assisteremo alla disintegrazione dei valori che hanno
dominato la Terra. Questa distruzione è operata dal pensiero filosofico
degli ultimi due secoli, che mostra ciò che comunemente viene chiamata
la morte di Dio, cioè la fine di ogni verità assoluta, di ogni
fondamento, di ogni centro del mondo. Se non c'è alcun Dio, e cioè
nessun limite, nessuna verità che argini e guidi l'azione dell'uomo,
allora la scienza e la tecnica hanno via libera, ricevono da parte della
filosofia del nostro tempo l'autorizzazione a procedere al dominio
totale delle cose. Sto parlando di una tecnica e di una scienza che
tendono ad avere sempre più come scopo l'incremento della capacità di
produrre scopi.
Avremo un mondo regolato dalla scienza, che ha la scienza come
autoreferente, ma con questa essenziale precisazione: non sarà la
scienza degli scienziati che intende in modo ingenuo la tecnica come
strumento. Fino a quando c'è un'ideologia, che in laboratorio dice al
tecnico fermati, perché oltre un certo limite tu non puoi andare,
altrimenti ti scontri con il mio messaggio cristiano o islamico, oppure
umanistico, questa tecnica è debole. L’etica non è più ciò che era un
tempo, cioè la guida che dice alla tecnica: “Tu puoi arrivare fin qui e
non oltre”. Ma è la tecnica a servirsi dell’etica, per aumentare la sua
stessa potenza.».
E
queste sono le mie considerazioni:
La
concezione della «morte di Dio», data quasi per scontata dal
Prof. Severino, senza farmi riflettere tanto sui possibili retroscena
occulti che possono aver suggerito una simile sentenza, mi hanno indotto
ipso facto a contestarla con il seguente commento con cui pongo in
evidenza una chiara contraddizione alla sua base.
«Contraddizioni. Non mi cimento ad arginare un torrente immaginario così
impetuoso e disastroso ai danni della tradizione occidentale, come
quello descritto dal prof. Severino, nel ritenerlo un fatto quasi
scontato. Egli nemmeno si rende conto che implicitamente ha fatto morire
egli stesso Dio con l’esprimere dei dubbi ideologici sul suo potere. Se
il prof. Severino ritiene basilare l’esistenza di Dio, l’unica sicurezza
per un vivere etico, non ha senso la negazione col ritenere quasi
scontato che egli muoia. Altrimenti che Dio è? Non si tratta di avere
fede o no, ma di una convinzione che proviene dalla ragione: è un fatto
matematico. Sono perplesso per tutto ciò che ha detto il prof. Severino
su Dio quando penso a quel che aveva affermato in un articolo di fondo,
sul Corriere della Sera di lunedì 4 aprile 2005, sul conto del defunto
Papa Giovanni Paolo II. Il titolo dell’articolo era «La forza che manca
al mondo laico». Si trattava di una forza straordinaria che il filosofo
bresciano riconosceva nel Papa e quindi anche nella sua Chiesa - secondo
la mia visione - ma che non ravvisava nel mondo laico. «Nessuno ha
saputo fare per il tempo che viene quello che il Papa ha fatto per il
tempo che se ne va», egli affermò. Dunque in virtù di che cosa Iddio
viene glorificato e si carica di potenza al cospetto di coloro che lo
rinnegano, se non con la forza e il coraggio dimostrato da questo Papa,
e chissà quanti come lui? E se il prof. Severino intravede che «Il mondo
laico, si limita a galleggiare: non vede più la potenza che all’inizio
del nostro tempo ha distrutto la tradizione. La potenza del pendio» e
«Forse intravede la tragedia che, a valle aspetta il torrente, ma evita
di guardarla in faccia e di assumersi la responsabilità del presente»
(parole dell’autore, il prof. Severino), ebbene sarà anche la stessa
cosa per la «scienza e la tecnica», nelle mani del mondo laico in balia delle onde. Resterà ciò che
deve salvarsi, quel mondo che ha saputo tenere salda la fede di Dio,
quello del Papa «venuto da lontano» tanto coraggioso e intrepido.
Gaetano Barbella.»
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In
seguito, non sentendomi pago della suddetta spiegazione, sono stato portato
a fare un successivo commento, col quale dimostro che la concezione della
«morte di Dio» non poteva che disporsi esclusivamente nella mente del
sfiduciato filosofo Severino e chi come lui. Egli sottovalutava la portata
della Scienza che mai avrebbe causato la «morte di Dio» poiché ciò
comportava la propria morte che non può essere. Ed ecco quel che ho
argomentato.
<Un Dio
concepitore e creatore dell’uomo che vien fatto addirittura morire! Un
Architetto e un Padre che pur si è avvalso della stessa scienza per erigere
l’universo alitando la vita nell’uomo e in tutte le altre creature. Ora
paradossalmente la stessa scienza, in anteprima a lui «fedele e verace»,
sembra che si ribelli per fare che cosa? Portare alla rovina se stessa, ma è
mai possibile?
O forse
è l’umanista in Severino che è rimasto impaurito come quel Giovanni
dell’Apocalisse al cospetto della «grande prostituta»? Ma viene anche
spiegato dall’angelo, all’intimorito Giovanni onde assicurarlo, cosa occorre
possedere per capire la “necessità” di ciò che ha veduto di abominevole.
«Qui ci vuole una mente che abbia saggezza» disse l’angelo.
Però
come si fa ad attuarsi una cosa del genere impossibile agli uomini, giacché
l’attività mentale, perennemente mobile, quando è «piatta», per stare alla
pari con la saggezza, che predispone alle certezze della vita, quindi alla
fissità, è il segno della morte cerebrale. E non cambiano in meglio le cose
invertendole perché subentra lo stato di pazzia e di demenza, non
sussistendo alcuna logica di vita, quindi è ancora la morte a fare da
padrone.
Ecco un
paradosso che assomiglia molto all’altro evangelico, a proposito del giovane
ricco che chiedeva al Signore come perfezionarsi per «avere la vita eterna».
Si conosce la conclusione di Gesù sulla impossibilità degli uomini «ricchi»
di risolvere la propria perfezione per giungere a Dio: «è più facile a un
cammello entrare per la cruna di un ago che a un ricco nel regno dei cieli».
Un
amico matematico, rinomato docente universitario di questa materia, col
quale mi sono intrattenuto molto spesso a ragionare su simili cose astruse,
convinto che io nutrissi dei dubbi su simili argomentazioni dei cammelli e
crune d’ago (in realtà non li avevo) mi disse cosi:
«Perché
ti fai prendere dai dubbi? Immagina d’essere il cammelliere dei due cammelli
(il dialogo riguardava due cammelli) e il costruttore della cruna d’ago. La
topologia è scienza esatta! Potremmo far passare, volendo, qualsiasi coppia
di cammelli attraverso qualsiasi cruna d’ago, agendo in topo-logia, invece
che in geo-metria. Cosi l’amicizia cresce, afflato comune, sforzo che
unisce. O no?».
Ecco
senza volerlo, proprio per bocca di un matematico non da poco, quindi di una
Scienza cui affidarsi, ci vengono delle rassicurazioni, non tanto sulla
buona volontà degli uomini, bensì sulla stessa Scienza che ha in sé quanto
basta per non lasciarsi mettere il cappio al collo dai suoi presunti padroni
umani.
Ho
colto il professor Severino in una contraddizione nel commento fatto in
precedenza. Egli prima riconosce in Dio, nei panni di un suo sacerdote
esemplare, Papa Giovanni Paolo II, una speciale «forza» misconosciuta, che
però manca ai laici che vede alla deriva; ma poi “uccide” Dio ed è come se
desse «forza» all’«Anticristo» che è poi la «bestia» apocalittica, quella
dei «numeri» e della «sapienza», quindi della scienza e della tecnica visti
in auge.
Ma non
viene detto sempre nell’Apocalisse che l’«Agnello» trionferà mostrando
un’«ira» imprevista? Come può essere, allora, che un mite essere,
emblematizzato nelle sembianze di un agnello, dotato solo di una «forza»,
che forza non è in verità, sia ad un tratto portato ad irarsi e spaventare
gli umani anarcoidi? Non sarà probabilmente grazie a quel «po’» di
«Anticristo» «lasciato libero», appunto «per un po’ di tempo» al «compimento
dei mille anni»?
Se
fosse giusta la mia interpretazione, ogni cosa argomentata sugli
inconcepibili due per vederci chiaro sulle cose ingarbugliate di questo
mondo, la «mente» e la «saggezza» della contraddizione, non ha tutta l’aria
di presentare una intesa inverosimile fra Dio e Mammona, nota solo a Loro e
non al figlio Gesù (Figlio di Dio e dell’uomo)?
Mi
sovviene un parallelo che tanto vi aderisce, quello di qualcosa di speciale,
che nella scienza dell’intimo della materia nucleare si studia con molto
interesse. Si tratta di una particolare forza chiamata appunto «forza
elettrodebole» e gli scienziati dicono che questa cosa è alla base degli
equilibri termonucleari. Essa è presente nelle stelle ed è così preziosa che
se venisse meno nel nostro Sole si determinerebbe una catastrofica
esplosione termonucleare.
Ecco è
ora finalmente si rilevare che i «due» in questione, onnipresenti un «po’»
ovunque, confermano che Dio è in tutte le cose, oltre che nel cuore degli
uomini. Senza contare la cosa che più ci preme sapere con convinzione
solenne, che LA SCIENZA È CON DIO e non contro. Gaetano Barbella – Brescia>.
Ho
detto in precedenza: <Egli sottovalutava la portata della Scienza che mai
avrebbe causato la «morte di Dio» poiché ciò comportava la propria morte che
non può essere>. Perciò mi si chiederà dove e come intravedere la
Scienza per concepire l’idea della sua immortalità?
È una
domanda che se posta dall’uomo sul piano esistenziale del vivere materiale
assai dominante, e che mal si dispone a riconoscere una ragionevole
supremazia del piano spirituale-animico, trova l’imbarazzo, per esempio, di
un Emanuele Severino valente filosofo, come lo dimostra il suo articolo di
Newton. Questo è comprensibile ed umano soprattutto, semmai non è
concepibile che si verifichi il contrario, ossia che una parte dell’umanità,
presa dal vivere esclusivamente secondo canoni spirituali-animici (i
religiosi in genere, esoterici, occultisti, spiritualisti e via dicendo),
sottovalutino o ignorino del tutto il piano materiale dell’esistenza, pur
dovendo avere consapevolezza che il
padre-madre dell’uomo-mente-anima
risiede nella
«Saturnia Tellus»
(3), il cui
unico appiglio non è altro che il miserevole mortale corpo biologico. Sto
parlando della «Terra»
di Saturno,
che secondo il mito è il «padre di
tutte le divinità, e le falcia con inesorabile coraggio quando, vecchie, non
sono più buone a nulla, neanche a farci ridere. Saturno è il tempo, qualche
cosa o qualche animale che nacque camminando, che continua a camminare, che
non si arresterà mai. Per lui la morte non esiste.»
(4).
Molto più eloquente e condiviso da tutti è il sommo poeta Dante che
monumentalizza
Saturno
quale “segno” e “porta” che tutti sono obbligati a
varcare, quella del suo Inferno, Canto III:
«PER ME SI VA NELLA CITTÀ DOLENTE, / PER ME SI VA NE L’ETTERNO DOLORE, / PER
ME SI VA TRA LA PERDUTA GENTE. / GIUSTIZIA MOSSE IL MIO ALTO FATTORE; /
FECEMI LA DIVINA PODESTATE, / LA SOMMA SAPIENZA E ‘L PRIMO AMORE.»
Ma come può definirsi il tempo saturniano?
«Il
Tempo
-
dice Giuliano Kremmerz, studioso dell’Ermetismo - è una
divinità saturniana; vi si agita dentro
lo stesso
Saturno.
A mezzanotte, la falce dell’inesorabile e famelico Dio si solleva e cade
sulle cose compiute che non hanno più ritorno: L’onnipotenza di qualunque
Nume non può distruggere né cancellare le cose che sono passate realmente
nella vita. L’uomo può dimenticarle, ma nessun Dio distruttore può fare che
non siano state.
Saturno solo può troncarle,
falciarle, farle spegnere, ma non può decretare che non siano esistite.
È lui stesso che vi si oppone - ...» (5)
E l’uomo in relazione a
Saturno,
sempre secondo
Kremmerz?
«L’uomo è composto di carne, ossa, sangue, organi complessi e funzionanti
con liquidi e essudati particolari (corpo saturniano) cioè corpo materiale
visibile, che si rinnova consumando sé stessi e riproducendosi, come
Saturno. ...è proprio il Dio della inquietante necessità della vita e della
trasformazione.
Man mano che nel corpo saturniano umano si addensano esalazioni e nubi della
materia elementare costituente saturno, la vaporosa nuvolaglia si condensa
in materia cerebrale e in tutta la rete nervosa, ed è sensibile a tutte le
impressioni e alle reazioni dei contatti. È mutevole come la luna,
cangiante di aspetto, nascondente ora un lato, ora tutta sé stessa come la
luna; riapparendo ora in chiarezza ora in ombra poco scrutabile, come la
luna, forma il corpo della coscienza e della mutabilità o
“corpo lunare”. La
Maria che posa il suo piede
sul crescente lunare è il simbolo cristiano cattolico, e dei più
significativi! La purità, la semplicità la piena concezione dell’aspirazione
a un commosso stato di passione della terra, formano la mobilità della luna,
che è
“l’astro della notte”.» (6)
I NEURONI DI GAIA SATURNIA
Si è capito che in merito a
Saturno e al suo
Tempo
ho cercato di parlare da “esoterico”, poiché è in questo ambito che
cercherò di trovarne le probabili contraddizioni potendo essere
sottovalutato, se non mistificato, il piano fisico dell’esistenza umana,
come già posto in evidenza. Ma la provvidenza cosmica è tale da far tesoro
di questa rilevata contraddizione per mescolare il «sacro e profano»
proprio in virtù della natura di
Saturno
in relazione ,«alle
cose passate realmente nella vita».
Ripeto ciò che ho
detto poco fa in proposito: «L’uomo può dimenticarle, ma nessun Dio
distruttore può fare che non siano state.
Saturno
solo può troncarle, falciarle, farle spegnere, ma non può decretare che
non siano esistite. È lui stesso che vi si oppone - ...».
Ciò premesso, dalle ultime battute sulla
«materia cerebrale»,
ecco che si chiarisce un fatto che lascia intravedere la
forza saturnia, quello della formazione della
materia cerebrale, appunto, e del
sistema
nervoso
dell’uomo, e questo porta a trovare una certa relazione con gli ultimi
avamposti della scienza in materia di ecologia. Si tratta della premessa di
una concezione che ho diffuso in più parti del web perché se ne prendesse
coscienza.
Negli anni settanta lo scienziato della Nasa James Lovelock formula la
teoria della Terra come essere vivente e la chiama Gaia. Ma più
peculiarmente gli studiosi cercano la Gaia strettamente legata all’uomo,
nelle aree del cervello, per scovarvi le basi biologiche della
consapevolezza, della morale e dell’identità personale. L’idea che la
biosfera del nostro pianeta potesse essere vivente, in cui i singoli sistemi
biologici collaborano per il bene comune, piacque molto ai movimenti
ecologisti degli anni Settanta e Ottanta. Poi prevalse la teoria contraria
all’esistenza di Gaia vivente che, invece, si sosteneva fosse animata da una
concezione evoluzionista non «altruista». Tutto ciò sulla base che «gli
individui (i singoli organismi) non pensano al bene della specie: il
loro scopo è diffondere i loro geni con la riproduzione». Ora, però, il
concetto di Gaia è stato rispolverato, aderendovi persino chi l’aveva
osteggiato, lo zoologo William Hamilton, sostenitore della teoria,
cosiddetta, dei «geni egoisti». Sorvolando sulle concezioni che hanno
portato, poi, gli scienziati alla rivalutazione di Gaia, più recentemente,
si è fatta strada l’ipotesi che questa nostra Terra funzioni a sistemi
gerarchici paralleli. Secondo Nile Eldredge, paleontologo dell’American
Museum, «Su un piano ci sono i geni, le popolazioni e le specie, che
formano gli ordini, poi le famiglie e le classi di animali vegetali,
Sull’altro piano troviamo gli «avatara», neologismo per indicare gli
organismi di una specie considerandoli non in base alla loro forma ed ai
loro geni, ma per il ruolo che hanno come “produttori” e “consumatori” di un
ecosistema locale inserito in uno regionale, che a sua volta fa parte di
quell’ecosistema globale che a molti piace chiamare Gaia». I sistemi
garantiscono la stabilità di Gaia ed il suo funzionamento. Insomma,
sulla Terra i grandi giochi verrebbero svolti da sistemi superiori, anziché
da singole specie e geni. A questo punto ci si domanda, che ruolo svolgono
gli uomini? Essendo la specie dominante, possono essere considerati i
neuroni di Gaia? Risponde l’etologo Danilo Mainardi, che molti conoscono
attraverso le sue apparizioni alla televisione: «Mi pare che la
distruzione della biodiversità che stiamo operando lo escluda. Prima di
ambire alla parte dei neuroni, dovremo come minimo renderci conto, con
modestia, che i grandi sistemi governano il globo e che noi li conosciamo
ancora poco»
(7).
A questo punto ci sembra di trovare, attraverso i
«neuroni di Gaia»,
la possibile relazione con il
condensato saturnio intravisto dal maestro
Giuliano Kremmerz (vedi note) quando descrive il corpo umano in stretta
relazione del
corpo saturnio. Ma resta ancora da chiarire la funzione globale dell’analoga
Gaia fatta
fatta
di rocce, terra acqua ed atmosfera, che sembra assomigliare tanto ad una
grande macchina in azione. Ma prima di presentare
una mia visione personale su questo tema occorre chiarire alcune cose che ci
permettono di legare tutte le concezioni appartenenti a «insiemi»
diversi ricorrendo alle analogie. In questo modo potremo legare la
precedente concezione degli ecologisti, dei
«neuroni di Gaia»,
a Saturno
e questi a certi meccanismi della terra funzionante come un meraviglioso
orologio, quasi a intravederne gli intimi elementi del
Tempo Saturnio.
Giuliano Kremmerz così si esprime sull’analogia in questione:
«Il libro divino, il libro eterno dove
Saturno
segna i destini delle razze, degli uomini, delle cose, è un libro aperto
agli occhi di tutti coloro che sanno di questo purissimo amare. Se tu hai
un’anima semplice come la natura, tu avrai la forza di compenetrazione e
compenetrerai quelle analogie che per la loro semplicità sfuggono agli occhi
dei dottori: leggerai nel linguaggio semplice, maestosamente e regalmente
semplice della natura, che è indecifrabile per i sofistigatori dell’idealità
semplice della natura. ...tutto è analogico...; e solo col serbare
presente a sé la legge di questa UNITÀ, si rende la propria azione
efficace e perpetua su di sé e sugli altri. L’UNITÀ della sintesi
universale fa che non un segno, non un atto, non un pensiero, di qualunque
ordine e specie, che si faccia come espressione della propria volontà, resti
sempre la sua proiezione nella maestà infinita dell’utero invisibile della
natura. In questa occulta legge fondasi ogni magia di rapporto e di
simpatia.» (8)
UN'IPOTESI SUL SURRISCALDAMENTO DELLA TERRA
Credo che a questo punto non vi meravigliate più del fatto che passo
continuamente dal «sacro al profano», nel senso che parlo da
esoterico e poi essoterico, entrambi però “laici”, a mo’ di continua
altalena. Ora è l’essoterico laico in me che si cimenta con una proposta
allo sbaraglio su un tema scientifico epocale che veramente “scotta”,
il
surriscaldamento della terra.
Quel che ora dirò è il seguito della premessa, sulla concezione in materia
ecologica, precedentemente esposta e che ho diffuso sul web.
«Vi propongo di esaminare una certa mia idea che sembra portare a delle
interessanti conclusioni, tali da costituire un'ipotesi che spiegherebbe il
surriscaldamento della terra accentuatosi progressivamente in quest'ultimo
secolo. Per cominciare mi aggancio ad un articolo recente di Franco Foresta
Martin, vedi Corriere della Sera.it del 23 gennaio 2006.
“Mai tanto caldo dalla nascita di Cristo” è il titolo relativo e nella
sintesi rileva che in 2000 anni si sono verificati diversi alti e bassi
della temperatura per cause vulcaniche e solari. Ma il record attuale è
causato dall'uomo.
Da nessuna parte ho letto quel che mi è sorto nella mente in proposito, che
all'apparenza può sembrare un'idea balzana, tuttavia potrebbe anche
risultare importante al punto di permettere l'avvio e concezioni
interessanti estensibili persino al tema che ci preme eviscerare, la
possibile causa alla base del surriscaldamento della terra.

La sfera terrestre ipotizzata come «geodinamo».
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Parto dal fatto che la sfera terrestre
sia stata ipotizzata come un'ideale «geodinamo» in virtù del suo campo
magnetico prevalentemente dipolare e del suo generarsi di correnti
elettriche facenti capo al nucleo interno emettitore di radioattività
residua. Questa è un'ipotesi accreditata insieme ad altre, ma se così
fosse, se non altro per la ragione certa del geomagnetismo, devono
evidenziarsi in modo chiaro le connotazioni all'insegna di una moderna
macchina elettromagnetica. Perciò la Terra geo-magneto-elettrica, così
inquadrata, deve assolutamente obbedire alle stessi leggi su cui si basa
la macchina elettromagnetica di paragone suddetta, visto anche che la
Terra, nel contesto del sistema solare, ha sempre funzionato come un
meraviglioso orologio. Allora ecco la mia ipotesi.
Nel campo delle macchine elettromagnetiche (per esempio un motore a
corrente elettrica) la struttura del nucleo, intorno al quale è
applicato l'avvolgimento di spire di filo di rame attraverso cui passa
la corrente elettrica, va incontro a dannosi effetti dovuti ai fenomeni
«d'isteresi» e delle «correnti parassite» o «di Foucault», che si
traducono in dissipazione di calore. |

Motore
elettrico a corrente alternata. Vedasi dettaglio dell’armatura
costituito da un pacco di lamierini. (9) |
Nel campo delle macchine
elettromagnetiche (per esempio un motore a corrente elettrica) la
struttura del nucleo, intorno al quale è applicato l'avvolgimento di
spire di filo di rame attraverso cui passa la corrente elettrica, va
incontro a dannosi effetti dovuti ai fenomeni «d'isteresi» e delle
«correnti parassite» o «di Foucault», che si traducono in dissipazione
di calore. L'inconveniente dell'«isteresi» è affrontato con l'adozione
di materiali al silicio e meglio ancora di materiali a cristalli
orientati. Mentre l'inconveniente delle «correnti di Foucault» si
risolve con la realizzazione del nucleo riunendo lamierini sottili dei
suddetti materiali. La disposizione relativa è secondo le linee di forza
del campo magnetico e, poi, per evitare le continuità metallica i lamierini
sono trattati con vernici appropriate. |
Ritornando alla sfera terrestre, la si può immaginare allora come un certo
rotore di un motore elettrico, immerso in un plasma elettromagnetico
circostante generato dal sistema satellitare solare, che funge da statore.
Ma questo meccanismo può anche essere considerato inverso, visto che è il
tutto è costretto a ruotare intorno al sole. Di qui sorge la necessità di
«lamellare» la crosta terrestre secondo linee di forza del campo magnetico
locale, attraverso la stratificazione, la tettonica a placche e la
successiva scomposizione locale delle rocce tra faglia e faglia. Si potrebbe
arguire che le dorsali e faglie si siano determinate come innesco, dagli
effetti delle citate «correnti di Foucault», secondo certe linee
preferenziali riferite alle analoghe di declinazione magnetiche (isogone)
preistoriche ora scomparse, e a quelle attuali di cui si dispongono le
relative carte.
L'operazione di sconnessione vera e propria è da attribuirsi ai moti
convettivi interni del calore originati dalla radioattività del nucleo
centrale. Nulla da eccepire sulla coincidenza della costituzione del
materiale al silicio della crosta terrestre per fronteggiare il fenomeno
elettrofisico «isteresi», precedentemente accennato.

Tettonica a placche (10)
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Faglia diretta (11) |

Faglia inversa (12) |

Faglia trascorrente (13) |

(14)

Desertificazione della Terra (15)
Di altro c'è da ipotizzare che i deserti sabbiosi costituiscano un ulteriore
evolversi incredibile, per fronteggiare la necessità di dissipare il calore
delle eccessive «correnti di Foucault» locali, tali da innescare moti eolici
e sfaldare così la roccia originale fino alla minima granulazione. Di qui un
ipotizzabile ulteriore perfezionismo, perché si tratta di piccoli cristalli
di quarzo per un meraviglioso guadagno dissipativo. Se così non fosse in
generale, i terremoti ed altre calamità naturali sarebbero all'ordine di
tempi molto ristretti, cosa che avveniva con frequenza nei tempi preistorici
a causa di un'infelice rigidità e compattezza della crosta terrestre.
Intanto c'è oggi addirittura l'incubo dei deserti che avanzano
inesorabilmente, e perciò è sotto il mirino degli scienziati il
comportamento dell'ecosistema, come se fosse qui il nocciolo della
questione. Nulla da obiettare su questa causa che è più che fondata: e se ce
fosse anche un'altra, di ordine chiaramente elettrofisica e perciò
"imparentata" con la crosta terrestre? Per esempio, se avesse sostegno la
mia ipotesi "elettrofisica", da cui dipenderebbe il supposto ideale magnete
terra, per dar corpo al fenomeno delle correnti parassite di
Focault, alla base della formazione dei deserti (perché si perfezioni la
capacità del nucleo terrestre attraverso la granulazione delle rocce
silicee), potrebbe dire che si sta verificando un forte incremento di
corrente in circolo intorno alla terra. Dunque non resta che attribuirlo,
prima d'altro alla grandissima diffusione sulla terra di elettrodotti di
corrente elettrica, e poi alla considerevole massa di spire via etere delle
comunicazioni radio e satellitari che aumentano di giorno in giorno, quasi a
costituire come un mortale cappio che sta soffocando la terra, non tanto
dissimile, per gli effetti, al reclamato <effetto serra>. A questo punto non
c'è da aggiungere altro per capire che potrebbe essere in questa sede la
causa dell'intensificarsi delle corrispondenti correnti parassite di
Foucault che comporta il surriscaldamento della terra. ...» (16)
PRÂNA
Ed ora mi viene da pensare perché, nonostante io mi sia predisposto a far
pubblicare su Internet il suddetto articolo su diversi siti blog, mi sono
meravigliato a non trovare riscontro alcuno di parte scientifica disposto a
commentarlo, considerato l’enorme portata della mia ipotesi in relazione al
surriscaldamento della terra. Che sia veramente un’idea balzana, come anticipato, da far
sorridere gli scienziati, può anche essere. Tuttavia io credo che gli
scienziati in questione, per prudenza se non di più, certamente hanno dovuto
analizzare anche i miei stessi appunti avendo a cuore la necessità di
arrivare a qualche buona conclusione sulla questione del
surriscaldamento della terra, e forse ci stanno riflettendo, non riuscendo ad accettarla per il
fatto che è davvero molto arcana e per giunta fantascientifica. Dal canto
mio, sempre fiducioso in qualche lusinghiero riscontro alle mie ipotesi, mi
è sorta un’altra idea che porterebbe, questa volta, a dare concretezza alla
concezione delle
«correnti parassite»
surriscaldanti
in seno alla crosta terrestre, così come sopra argomentato. Con una
precisazione interessante, ossia che i riscontrati campi elettromagnetici
derivati dalle comunicazioni via etere, in particolare del mondo
Internet, potrebbero stimarsi una replica del vecchio «mondo
astrale» ove l’attività
saturnia vi spazia in lungo e largo. Ma così facendo usciamo dai moderni
canoni della scienza ortodossa, in compenso, però, si ha modo di entrare in
relazione col mondo della parapsicologia che la scienza ortodossa è
costretta a trascurare (per non citare quello dell’occultismo). È una
realtà, se pur parascientifica, che agisce e interagisce nel mondo sensibile
anche se ignorata, sulla quale si potrebbe incidere, perché si viene a
scoprire che ha bisogno di “esaminarsi”.
Non può essere che il riscontrato
surriscaldamento della terra
abbia la sua causa primaria – diremo soft – in una possibile
iperattività del suo supposto mondo astrale dovuto alle
comunicazioni via Internet che prima non c’erano? Se così è, anzi
ho ragione di credere che questa è la via giusta per arrivare a delle
conclusioni sorprendenti, conta addentrarci in questo mondo delle occulte
“telecomunicazioni” facendo capo, tanto per cominciare, là dove
queste cose sono diffuse in modo molto specifico attraverso una ricca
letteratura, ossia dalla cultura yoga. Infatti procedendo su
questa strada, se si parla di elettricità, in relazione a quella delle
supposte occulte “telecomunicazioni” in circolo intorno alla
terra, dicono gli esperti dello yoga che la nostra civiltà sta
all’elettricità come lo yoga sta al prâna
(17).
Ma cosa è il prâna? Una forza occulta, misteriosa, fonte di
miracolosi poteri?
Per gli yogi è la somma di tutte le energie nell’universo. Si tratta
di Energia Cosmica presa nel suo assieme ed è il Prâna con
l’iniziale maiuscola), mentre prâna con l’iniziale minuscola ce ne
indica le sue manifestazioni. Il magnetismo è una manifestazione di prâna,
esattamente come l’elettricità e la gravitazione. Tutto quel che si muove
nel nostro universo manifesta Prâna: grazie al prâna, il vento
soffia, la terra trema, l’ascia si abbatte, l’aereo decolla, la stella
esplode e il filosofo pensa. Il prâna è universale. Noi
esistiamo in un oceano di prâna del quale ogni essere vivente è
un vortice.
Per gli yogi il pensiero stesso è una forma più sottile di prâna
che non trova aderenza nel mondo occidentale se lo si voglia identificare
nella comune dizione di energia.
Il
termine prâna, in
sanscrito,
significa letteralmente soffio vitale, respiro o energia
cosmica (18) e secondo
la fisiologia, tutti gli esseri viventi attraverso la respirazione creano un
interscambio tra il mondo esterno e quello interno, individuale. Tale
comunicazione, che avviene attraverso il Prâna, è una comunione tra
un essere e l'ambiente che lo circonda: grazie alla respirazione si assimila
energia vitale.
Per alcune
culture asiatiche il respiro assume un ruolo fondamentale:
respirare
in modo adeguato, potenzia gli effetti terapeutici e armonizzanti
dell'energia cosmica contenuta nell'aria. Il Prâna raccolto all'atto
del respiro, viene assimilato dai Chakra, attraverso i canali di
scorrimento delle energie detti Nadi. Il termine Cakra,
solitamente translitterato in Chakra, proviene dal sanscrito e
significa «ruota», ma ha molte accezioni tra le quali quella di
«plesso» o vortice. È un termine utilizzato nella filosofia e
nella fisiologia tradizionali indiane.
CHAKRA
I
chakra sono centri simbolici del corpo umano, a volte associati a
gangli (granthi) o organi fisici, tra i quali si muoverebbe un'
energia variamente definita (prâna o in casi particolari kundalini
o avadhuti) e la loro conoscenza è trasmessa da molti sistemi di yoga
nelle diverse tradizioni induiste, buddiste e janiste
con mappature diverse. Molte tradizioni concordano sul fatto che i chakra
agiscano come valvole energetiche.
Uno squilibrio a livello di un chakra determinerebbe uno squilibrio
d'energia nei determinati organi associati. Molte moderne
terapie naturali,
soprattutto la
Cristalloterapia
ed il
Reiki,
si basano sull'analisi dei chakra; la
Riflessologia
e l'Aromaterapia
lavorano sugli stessi
meridiani
e la
meditazione
e visualizzazione basate sui
colori,
sarebbero strumenti importanti per bilanciare i chakra.
Secondo il
Vedanta,
il corpo fisico e il
corpo sottile
(Sukṣma Śarira: le emozioni, pensieri, percezioni, stati di
coscienza) formano un insieme. Questi due corpi sono collegati a livello dei
chakra, quindi agendo sul corpo fisico si produrrà un effetto su
quello sottile e viceversa.
I chakra vengono assimilati al
Loto, questo perché benché esso
nasca da acque stagnanti e putrescenti,
dà origine ad un fiore bellissimo e candido. Proprio per tale peculiarità è
considerato un simbolo di purezza: nato
dal fango ma non macchiato da esso. Nella simbologia indiana
le acque stagnanti rappresentano l'indistinzione
primordiale del
caos
e il loto che da esse
sorge rappresenta l'elevazione spirituale. Ogni «loto»,
ha un numero particolare di petali, un particolare
Yantra
(mandala
o forma geometrica), un
mantra
ed è associato ad un elemento (tattva),
ad un senso e ad un colore.
Gli
esseri umani, la maggior parte degli animali ed alcune piante avrebbero
sette chakra principali o primari. Secondo alcune tradizioni, ogni
chakra assomiglierebbe ad un piccolo vortice con la parte più stretta
dell'imbuto orientata verso il corpo ed ogni chakra (con l'eccezione
di due) avrebbe due metà o poli, una rivolta verso la parte anteriore e
l'altra verso la parte posteriore del corpo.
Il
secondo gruppo per importanza è composto da chakra minori che si
troverebbero nei polpastrelli, al centro del palmo delle mani, in alcune
aree dei piedi, nella lingua o altrove. Il terzo gruppo è composto da un
numero praticamente incalcolabile di chakra di dimensioni piccole e
minuscole; infatti, in ogni punto in cui si incontrano almeno due linee
energetiche, anche infinitesimali, si troverebbe un chakra.
CHAKRA E COLORI
|
Muladhara |
rosso |
|
Svadhisthana |
arancione |
|
Manipura |
giallo |
|
Anahata |
verde |
|
Visuddha |
azzurro |
|
Ajna |
indaco |
|
Sahasrara |
bianco |
I CORPI
SOTTILI
L'essere umano è un essere molto complesso. Il concetto base che dobbiamo
sempre tenere presente alla mente è che l'essere umano è un aggregato di
energie di vario livello vibratorio. L'uomo non ha soltanto un
corpo materiale, solido, visibile, ma anche altri corpi sottili che
sono invisibili all'occhio fisico, simili a campi di forza. L'uso errato
delle energie può verificasi in uno qualsiasi dei corpi, nel corpo eterico,
nel corpo astrale (sede delle emozioni e dei sentimenti) o nel corpo mentale
(aspetto intellettivo della psiche) (19).
IL CORPO
ASTRALE
L'umanità in genere è mossa dal desiderio e dalle emozioni, per
tale ragioni il corpo delle emozioni (astrale) è sempre agitato e
congestionato. Le cause più frequenti delle malattie si trovano proprio
nel corpo astrale perché nell'umanità di medio livello è il più
sviluppato ed il più usato ed in esso si generano i problemi e gli errori
più frequenti. Ansia, paura, passioni, desideri disordinati: questi stati
d'animo si trasmettono al corpo fisico denso attraverso il corpo eterico,
tramite il plesso solare. Generalmente non siamo capaci di essere aperti,
ricettivi e di identificarci con gli altri perché abbiamo costruito un muro
intorno a noi, ma dentro l'energia preme e vorrebbe esplicare la sua
funzione. Noi interpretiamo questa pressione come desiderio di qualche cosa
che ci manca. Ci sentiamo privi, svuotati, separati, ma non sappiamo da
che cosa. Alla radice di tutto ciò c'è la nostalgia dell'unità che abbiamo
perduto.
IL
CORPO ETERICO
E’ la controparte bioelettrica del
corpo fisico denso, costituisce l'aura di una persona, di qualità e
vibrazione diversa a seconda del suo grado di purezza
e di realizzazione interiore. E' composto di materia fisica molto sottile e
pertanto invisibile all'occhio comune, che gli scienziati chiamano etere
(e gli orientali prana), e che pervade tutto, non solo tutti i
corpi, ma anche tutto lo spazio (il vuoto non esiste). Il corpo eterico ha
la stessa forma del corpo fisico, lo compenetra e fuoriesce da esso di
qualche centimetro, intersecato da canali di energie (nadis) che sono
la controparte del sistema nervoso. In questa rete di «nadis» si
trovano 7 punti focali, o plessi, chiamati in sanscrito chakra (ruote,
centri di forza) corrispondenti alle sette ghiandole endocrine principali.
SUL MAGNETISMO
Dice il maestro Giuliano Kremmerz (20) - «...Datevi una mano, formate il
circolo, eseguite i vostri riti e la catena di volontà diventa rapidamente
catena magnetica... Un circolo di volontà, quando le persone che lo
compongono sono preparate con regole che comprenderete poi e che io
praticamente vi faccio eseguire, determina un circolo magnetico che, se
avete bisogno di modernizzare il nome, potete chiamare un circuito elettrico
animale. Le parole servono a niente in questi esperimenti: o si sentono
stati di vibrazione nuove o non si sentono, le spiegazioni più o meno
attendibili di filosofia le farete dopo.
Voi avrete certamente letto molte opere di magnetizzatori e conoscete gli
esperimenti che i magnetizzatori compiono, ma la filosofia della nostra
scuola si allontana non poco dai criteri fondamentali di tutto ciò che è
stato scritto in proposito.
Voi apprenderete che il magnetismo terrestre è una espressione dell’Energia
universale., vale a dire che è esso stesso maniera di essere dell’Energia
universale, come l’elettricità, la luce, il calore, il suono. La varietà
delle espressioni della Unica energia che regola tutto il grande cosmo o
macrocosmo, deve essere omologa all’espressione di quell’energia unica
vitale che determina l’esistenza dell’uomo vivente, che in sostanza è il
piccolo universo o piccolo cosmo o microcosmo, ricapitolante in sé le
manifestazioni analogiche alla natura del grande universo.
Ora il magnetismo animale aspetta che voi lo sentiate nella fonte più
profonda del vostro organismo umano per costatarne gli effetti fuor di voi
ed in voi. Dovete essere voi a scoprire i rapporti nella sua adattazione
fuor di voi.».
(20)
«LE CORRENTI PARASSITE», I RIFIUTI SEMIOTICI
CROCE DEL NORD DI INTERNET

Costellazione del Cigno (emisfero boreale). (21) |

Ammasso stellare NGC 7000 "Nord America”.
(21) |
NGC 7000 EMBLEMA DI INTERNET
Rifacendoci all’ammasso stellare NGC 7000 prossimo all’alfa Cygni o
Deneb della costellazione del Cigno, e stando ai fatti epocali, Internet
può essere considerata come una certa “Nuova America” oggetto di
conquiste di attuali poteri politici, economici, commerciali ed altro non
troppo diversi, per intenti, da quelli del passato dei colonialisti europei,
fra inglesi, francesi, spagnoli, portoghesi e quant’altro.
Infatti
quelle stelle del Cigno, ammassate in un considerevole spazio celeste, sono
tante e per questo e la forma assunta diedero lo spunto, a chi se occupò per
primo, di chiamarla Nord America. È un emblema e anche un simbolo, che ho
assunto per Internet, ritenendolo un certo nuovo mondo delle
«comunicazioni» umane non dissimile, secondo il relativismo epocale, a
quelle dei primordi dell’uomo. Ad esempio quello in cui imperava il
micidiale ritornello ad opera di forze umane ancora troppo “barbare”
sotto l’egida della mostruosa «Sfinge» dell’antico Egitto il cui
potere sembrò di averlo messo fuori causa dalla intraprendenza di «Edipo»,
resa da questi «pazza», come due facce di una «icona»: di qui
l’insorgere, per ritorsione, di una tragedia ai suoi danni e la sua
progenie, immortalata dal greco Sofocle. Calza il simbolo dell’emblematico
Cigno stellare, quasi in atteggiamento di covare con la sua stella maggiore,
Deneb, che vuol dire appunto, «coda di gallina», un misterioso uovo
cosmico.
Dal
mito sappiamo anche che Cigno stellare (in precedenza Cicno) riguarda
diverse figliolanze, poco raccomandabili di dei in particolare, che Ercole
ed Achille uccisero. Viene da dire preoccupati, per tale prospettiva, ma che
razza di volatile è mai questo Internet che si è profilato facendosi
largo fra le scaglie dell’uovo in questione, se il mio paragone è azzeccato?
Alla
luce dei fatti di Internet, visto nella sua «globosfera»,
nulla sembra cambiato dai tempi mitici di
«Sfinge» in realtà: «Edipo» è sempre il
«burattinaio» dell’umana specie, ma ahimè! è pur sempre anche lui un
«burattino» presso il suo occulto apice faraonico nella sub specie di
inconscio collettivo. È lui infine l’«uomo
nero» che spaventa i
bambini, non diverso dagli animali cui la filosofia indù attribuisce un
anima, ma di gruppo.
E così
lo si immagina di scorgere oggi come fantasma dell’opera del mondo di
Internet. È una realtà a lui congeniale perché trova aderenza al vecchio
mondo astrale, una sorta di sacro e temuto tempio degli oracoli, caro
ai vecchi operatori dell’occulto, fra alchimisti, maghi, streghe,
fattucchiere, astrologhi, negromanti e quant’altro.
Oggi
essi sono ricomparsi con vestiti nuovi sotto l’egida di una seducente New
Age. E così «Edipo Re» si è voluto disporre con la «terza zampa»
della vecchiaia - pardon bastone - del mitico enigma risolto da «Edipo»,
in fatti della psiche conturbati dalle serpi del sesso, oggi non più
in modo occulto ma alla luce del giorno, grazie alla psicanalisi delle
teorie freudiane.
Serpi
che, a dire il vero, non si lasciano vedere ma sono capaci di agire
indisturbate particolarmente attraverso “messaggi”, “testi” e
“codici” degradati e via dicendo: una sorta di
«rifiuti semiotici», così
definibili in seno alla mia supposta «America 7000» astrale,
Internet.
Ma
nonostante ciò l’attività vitale che la pervade è tale da farla crescere -
dice chi vi è dentro - che essa si evolve di 1 Terabyte al giorno,
equivalente a 50.000 videoclip, 250 milioni di articoli di periodico o 500
milioni di blog entries; le informazioni su scienza e tecnologia raddoppiano
ogni cinque anni; secondo il progetto My Life Bits della Microsoft, in un
terabyte trovano posto tutte le informazioni che una persona usa nella sua
intera esistenza, per esempio tutti i suoni che ascolta nell’arco della
vita, mentre tutto ciò che leggiamo dall’infanzia alla vecchiaia sta
tranquillamente in qualche Gigabyte di memoria; 100.000 fotocopie occupano
circa 10 Gigabyte; 250.000 fax stanno in un Gigabyte; qualche centinaio di
cd musicali non occupano più di 20 Gigabyte... Inquietante?».
Così
espone, e poi prosegue a ruota libera in un saggio, «Il sé digitale»,
Andrea Granelli
(fondatore della società di consulenza Kanso e responsabile del settore
comunicazione e cultura dell’innovazione della fondazione Cotec) che lo
sintetizza in un articolo del Giornale di Brescia di oggi 25 aprile, mentre
inizio a scrivere queste cose.
Di qui
una ravvisata necessità, suggerita dal Granelli, di non essere travolti
dall’evoluzione della tecnologia, riuscendo a «navigare in rete tra unità
di senso e “rifiuti semiotici”.»
che «stanno modificando strutturalmente
l’uomo, sia offrendogli sempre nuove possibilità per conoscere, divertirsi e
raccontarsi, sia generando nuovi disagi e paure».
I
RIFIUTI SEMIOTICI E LA SEMIOLOGIA
Continuando sul filo dell’articolo del
giornale bresciano suddetto, viene focalizzata la questione dei citati
«rifiuti semiotici». Si rileva
che «questa esplosione informativa non crea
solo opportunità, ma anche nuove patologie dell’apprendimento. Poiché le
tecnologie digitali tendono a conservare ciò che creano e diffondono,
aumentano le informazioni non più utili, i cosiddetti <rifiuti semiotici>,
messaggi, testi e codici degradati che continuano a girare nel sistema».
Quale il rimedio?
A conclusione Granelli, dice che «Il
lato “oscuro” della tecnologia non va rimosso: dev’essere compreso e
gestito. Per fare ciò bisogna unire alle conoscenze della tecnologia i
saperi delle scienze umane: psicanalisi, scienze cognitive, antropologia
culturale, semiotica...». Ed infine la domanda fatidica che fa dire
sempre al Granelli: «cosa rischiamo, se non lo faremo?». «Che
l’evoluzione tumultuosa delle tecnologie si trasformi da opportunità in
problema».
Dal
canto mio, mi viene da dire qualcosa di nuovo su ciò che nessun accademico
si sogna di dire sulla rilevata questione dei
«rifiuti semiotici», presi nel
novero delle suddette scienze umane. Per cominciare è già buona cosa capire
che non si suggerisce di stare alla larga da questa sorta di discarica
culturale che dopo si vedrà in redditizia proliferazione in determinati orti
botanici di blog, una sorta
di «murales» olografici. Ma
già intravedo alcuni lettori che ammiccano non riuscendo a capire di che
rifiuti si parla, e si domandano cosa significa «semiotico».
Si
tratta di cose che vengono studiate dalla semiologia. In senso
proprio e generico, vuol indicare lo studio dei segni. Con accezioni
specifiche il termine è usato in economia e in linguistica, e in medicina
come sinonimo comune di semeiotica. In economia, la semiologia
(o sintomatologia) economica è l’applicazione sistematica di dati
statistici relativi a fenomeni economici al fine di formulare previsioni
(formazione di barometri economici) o di conoscere la situazione
economica di un determinato paese o il movimento degli affari svolgentesi in
un intervallo di tempo in corso o del recente passato.
In
linguistica, che è ciò che più ci interessa, la semiologia nasce nel
1901 come scienza molto generale il cui oggetto sarebbe dato dalle leggi
della creazione e trasformazione dei segni e dei loro sensi.
Secondo S. Pierce (1839- 1914) che se ne occupò compiutamente, si fa
distinzione tra modello e realizzazione di un segno, cioè tra «tipo»
di segno e sua concreta «occorrenza», e tripartisce i segni nelle
grandi famiglie di icone (termine usato per indicare i segni il cui
significante mostra la stessa qualità o configurazione di ciò che
significa) e simboli (il cui significante si collega alla
cosa significata in virtù di una regola).
Ad un
altro studioso, il glottologo F. Saussure (1857-1913), si devono, poi,
distinzioni capitali per tutte le scienze semiologiche. In
particolare, il segno è concepito da lui come un’entità a due
facce, il significante e il significato, che sono due classi
di atti fonatori e di sensi; atti fonatori e sensi si
raccolgono in una certa classe non sulla base di loro intrinseche affinità
materiali, ma sulla base delle partizioni, dei limiti, dei meccanismi di
identificazione e differenziazione che il sistema introduce, in modo
arbitrario, entro la massa delle cose da dire e dei mezzi fonici o grafici
utilizzabili per segnalare le cose da dire.
Durante
gli anni sessanta, si è sviluppata in Francia, sotto l’etichetta della
semiologia, una tendenza a studiare forme di attività sociale
significative, ma non specificatamente destinate alla comunicazione, le
quali, più che linguaggi e codici di comunicazione sono rappresentabili
«come» linguaggi e codici (miti, mode vestiarie, sistemi di parentela,
modi di cucinare i cibi, ecc,). Nello stesso tempo, si è sviluppata una
semiologia descrittiva e teorica, che congiunge analisi dei
codici di comunicazione e linguistici con ispirazione teorica marxiana,
costruttiva e materialistica. In Italia, sono stati coltivati con successo i
tentativi di servirsi della semiologia per analizzare la complessa
stratificazione dei testi letterari (C. Segre, M. corti, D’A. S. Avalle). E
le trasposizioni delle teorie e tecniche di analisi della semiologia
al campo dei fenomeni artistici (visivi, filmici, architettonici) hanno
trovato con i lavori di U. Eco ed E. Garroni basi più salde.
Ecco è quanto può servire per non
sentirsi imbarazzati di fronte alla semiologia.
Intanto osserviamo che il genere umano è
a caccia disperata di nuove fonti energetiche in alternativa a quelle
derivanti dal petrolio in via di esaurimento sulla terra. Per esempio, si fa
strada una tecnologia innovativa messa a punto in Norvegia che arricchisce
il parco delle opportunità, quella che trae energia calorica dalle acque di
scarico delle abitazioni e delle industrie. Per non parlare dei
termo-utilizzatori in grado di trarre energia dai rifiuti urbani.
Perché quest’accenno fuori dai confini
del tema delle «comunicazioni»
Internet e particolarmente dei «rifiuti
semiotici»? Sembra ovvio se solo ci si dispone a dar peso ai
ragionamenti analogici. In modo traslato sembra convincente che alcuni
«rifiuti semiotici» possono
costituire quale fonte psichica di valori umani oggi in caduta
libera, di certo la causa epocale della disgregazione del senso vitale
perché impoverito di impulsi risorgenti per vie interiori. Ecco che si fa
strada la via dei percorsi spirituali, del misticismo, un tempo forgia di
uomini che univamo il temperamento ardimentoso all’amore per il prossimo per
presentarsi smaglianti cavalieri intrepidi. Non che sia fautore di un simile
indirizzo: è solo un aggancio storico di continuità per avvalersene in
qualche modo.
E poi, non è più quel tempo e ci si rende
conto che le radici di quell’essenza, che servirono a questi antichi
cavalieri, alcuni detti del Graal, si è estinta da tempo, non si trova più,
ma i «frutti dell’albero» che vi
riguarda no. Uno di questi ci potrebbe interessare, per esempio la suddetta
scienza semiologica posta sul moggio dall’accademico Granelli.
Ecco
allora che il mio ricorso alla metafora sulle fonti alternative energetiche
ci accosta ai “netturbini”
di Internet, quelli degli argomentati
«murales», per esempio ai
blog ove girano e rigirano fatti
culturali, molto spesso chiaramente di degrado. Ed avendo tirato in ballo il
misticismo e perciò la religione, tanto per cominciare ad inquadrare la
questione sui «rifiuti semiotici»,
vale tutto ciò che ho ritenuto di dover dire, attraverso più di un commento
di blog, su un tema, oggi molto ricorrente, quello del
«Vangelo di Giuda», per esempio
nel blog di
Luciano Giustini blog
IL
VANGELO DI GIUDA
Questo di seguito è parte di un mio commento al tema proposto da Luciano
Giustini nel suo blog:
«Delle cose di questo mondo sono note sempre due facce di cui una
di essa è quella che domina e l’altra è come se fosse in un profondo abisso.
Tuttavia quest’altra faccia, al pari di una cometa, immancabilmente dopo un
lungo tempo ricompare.
Di solito accade che, per quanto vi si faccia clamore, non sembra
che avvengano fatti ad alterare la fisionomia della faccia nota e così
l’altra faccia si sbiadisce rapidamente ritornando nella sua vecchia
lontananza. Ma, come nel caso del Vangelo di Giuda, oggi alla ribalta della
cronaca, in particolare attraverso il web, può essere che qualcosa avvenga
nel mondo odierno come preso dalle doglie, non solo a confermare la
religione del Cristo diffusa in poco più di due millenni di storia, ma a
perfezionarla conformandola ad un concetto globale, non solo spirituale.
Ecco che la realtà terrena dell’umano vivere, presa in uno stallo
dei valori sul punto da corrompersi del tutto, è come rinverdisse per dar
luogo alla nascita al “figlio della vecchiaia”, come fu con Isacco biblico
per Abramo. Però sulla scorta di questo paragone sappiamo che per arrivare a
tanto ci fu bisogno della nascita del precedente figlio, Ismaele nato dalla
sua schiava egizia Agar e non dalla sua giusta sposa Sarai che era sterile.
Ecco una cometa del passato che parla sulla saggezza e necessità là dove
tutto si dimostra buono e rassicurante, ma sterile e bisognoso di un
briciolo di vita che solo dalla parte del “male” è possibile rintracciarlo.».
E
qui si fa strada la parabola evangelica della
centesima pecora che il
buon pastore si dispone a trovare
lasciando al sicuro il resto del gregge che sembra rischiarare qualche
barlume di luce sulla questione ingarbugliata intorno al
Vangelo di Giuda.
Un
breve e doveroso imput a riguardo, a scanso di erronee interpretazioni
della figura di «Giuda, il traditore».
Immaginate che in questo discusso personaggio covavano manie depressive che,
innescate dalle incisive parole di un maestro, di enormi capacità
penetrative della psiche, della statura di Gesù, si trasformano in
schizofreniche concezioni appena sorrette da tenui supporti razionali. Ecco
che ad un tratto, nel momento cruciale dell’arresto del suo ideale maestro e
dio, Gesù Cristo, cadono del tutto le sue laceri “vesti terrene” e
così decide per la liberazione finale con il rituale suggerito dagli ossessi
padroni della sua mente sconvolta. Per lui, ritenendosi un iniziato nella
sua testa da sballo, la croce non poteva che essere quella nota con la carta
23 dei Tarocchi, «l’appeso», «lo spirito delle acque possenti».
In magia «l’appeso rappresenta l’Adepto, che pende per un calcagno da una
forca la cui forma è quella della lettera Daleth, la lettera
dell’Imperatrice, la Venere celeste dei Tarocchi. Le sue gambe, formano una
croce, come se per mezzo del suo equilibrio e del sacrificio di sé, facesse
scendere la luce persino nell’abisso.» .
Sono nozioni che traggo dal libro «Magick» di Aleister Crowley che
così prosegue: «Per quanto sia molto elementare, (l’appeso) è un
geroglifico del tutto soddisfacente della Grande Opera, anche se lo studente
deve ricordare che l’ovvia interpretazione sentimentale deve venire
abbandonata non appena è stata compresa. È un’illusione nobilissima, e
perciò molto pericolosa, immaginare se stesso come Redentore.
Infatti, le illusioni in
questa Coppa più sono pure e sottili, e più sono difficili da
scoprire.». Ecco che si fa luce
considerando il parallelo con l’altro «tradimento», quello del primo
apostolo di Gesù del «canto del gallo», Pietro che diceva di amarlo
tanto. Chiuso l’imput.
L’ASINO
NEL POZZO E I BLOG
Intanto mettiamo a fuoco le cose dei blog
ove con frequenza si “pettegola” e si fanno “chiacchiericci” a
non posso, se non “schiamazzi” e tutto questo ci dice che veramente
si ha che fare con i ventilati «rifiuti semiotici» al limite della
sopportazione non di rado. Ma è vero anche che i
blog sono una “santa” cosa
(se appena si pende dalla parte dell’emblematico
«appeso» di prima) che funziona
come valvola di scarico di tossine animiche-mentali, meglio ancora
come una vera e propria messa a terra, dalle analoghe funzioni di
quelle degli impianti elettrici. Un paragone azzeccato è il ricorso allo
scarabocchiare in particolari circostanze che ci svincolano da
situazioni difficili da sopportare in toto.
Vedasi
un mio commento a riguardo in
kingrichard blog: gli
scarabocchi dell'inconscio.
Per i
blog
vale,
come al solito, il ricorso alle metafore per capire le cose relative in
discussione. I blog possono
paragonarsi a quel pozzo della favola dell’asino che ha la sventura
di cadervi dentro. Guarda caso, non pochi blog, bene hanno creduto di
fare nell’attivare “commenti” usando questa storiella dell’asino,
questa volta non più d’oro come quello di Apuleio che si studia nelle scuole
superiori.
Chi è «l’asino» e chi è il
«padrone»? quest’ultimo un
contadino disamorato che decide di farla finita con la sua stupida bestia
riversando terra su di lui per seppellirlo, poiché lo infastidisce con il
suo ragliare, e poi, tanto il pozzo non dava nemmeno più acqua. Dal canto
mio mi sono incuriosito a leggere i tanti commenti di
blog su questo tema e molti erano
ben impostati, ma non come io la penso a riguardo e perciò sono stato
portato a dire la mia di rimando. Ecco un mio commento da anonimo sull’«asino
nel pozzo» nel blog di
heliS Blog.
«L'asino è la bestia in noi che, al suo limite è in fondo la materia
inanimata, ma non lo è per virtù di un provvidenziale dinamismo: l'amore in
tanti svariati moti peculiari. Ecco per l'asino, il modo meraviglioso di
costituirsi quale "macchina vivente".
La testa del suo di sopra (del «pozzo»: l'abisso apocalittico) che decide
ogni cosa (il contadino) e il corpo del di sotto (l'asino, la "macchina"). E
se si
scomoda il sommo Poeta Dante ci farà capire che, prima d'altro, il pozzo
è il «pertugio» da superare ma in salita, però impropriamente.
Perché impropriamente? L'uomo, per quanto si evolva, resta sempre nel buio
in relazione al mistero della vita e prevalendo in lui il misticismo, il
surrogato per accettare questa condizione, finisce per credere che la
"terra" che piove su di lui (quella del racconto dell'asino) sia la
provvidenza divina per ascendere a lui (Adamo ed Eva non furono fatti in
questo modo?).
Ma la provvidenza divina, per modo di dire, è anche quella del sistema in
cui viviamo che ci sovrasta in tanti modi. Dante, alla fine della sua opera,
che vuol essere «divina» ma che è anche una «commedia», ci addita finalmente
«l'amor che move 'l sole e l'altre stelle». Astri metafisici o ancora quelli
dei nostri giorni diurni e notturni? Verrebbe da dire: astri da commedia?
Buoni o cattivi che siano questi, fatto sta che si finisce, giorno dopo
giorno, per essere rimandati in continuazione «Nel mezzo del cammin di
nostra vita». Il nostro io è come quel contadino che è capace anche di
decidere ai danni di sé stesso, nel suo asino finito nel pozzo. Non è così
che tanti decidono di farla finita al punto di ricorrere al limite al
suicidio? L'epilogo del racconto in discussione porta alla consapevolezza di
una certa emersioni in noi del nostro "asino" che a questo punto può anche
meravigliare perché è «parlante», ovvero è istruito. Infatti vediamo le
moderne generazioni sono di gran lunga evolute rispetto al passato in fatto
di capacità intellettiva, per esempio. Non senza certi rovesci da far
arrossire se non vergognare o al contrario inorridire: è «l'asino» e nessuno
se ne dolga perché è in lui «L'ALTO FATTORE» della «CITTÀ DOLENTE»,
ci direbbe per concludere l'amico Dante. Era scritto, ma non si
capiva: «Dopo questi (la bestia, il diavolo, satana) dovrà essere sciolto
per un po' di tempo»
(Ap 20,3).
Ora
resta da capire - così la vedo io - in che modo si intrecciano le cose della
citata semiologia – mettiamo dei
blog – tali da essere
recepite e comprese in seno ai suoi
“abitanti murales”, prima d’altro dai loro conduttori (i
bloggers), giusto la
raccomandazione assunta dallo specialista in materia, accademico di
riguardo, di non rimuovere i «rifiuti semiotici» semmai comprenderne
la funzione. Semiologicamente parlando, nulla di tanto difficile,
partendo dalla metafora dell’«asino nel
pozzo» suddetta. La visione di un
blog in questa ottica vede un
«pozzo-blog»
in cui si riversa tanta «terra-commenti»
su un determinato «asino-velina»,
un certo «pesce-remora» che
i bloggers devono
continuamente “pescare”
(Sul “pescare” rimando
il lettore al mio commento sul libro
«Pescatori di uomini»:
Leonardo / medioevo /
Blog - Associazione Culturale Italia Medievale).
UN
CASO DI «POZZO-BLOG»
Un
caso calzante di un «pozzo-blog»
assai coinvolgente, dalle apparenze culturali di considerevole prestigio ma,
come farò vedere, chiaramente contraddittorio in sé, riguarda l’iniziativa
di «Newton RCS» di istituire un «long bets», una scommessa sul
futuro (detto in americano) che ha chiamato appunto
«SCOMMETTI SUL FUTURO».
Riporto
di seguito il fac simile della pagina web su cui sono riepilogate 10
scommesse fatte da altrettante personalità di grande prestigio nazionale cui
fanno seguito per ognuno di esse i commenti rintracciabili sul web, che in
alcuni casi si sono dimostrati davvero numerosi.
SCOMMETTI
SUL FUTURO
http://newton.corriere.it/index.shtml
Naturalmente, anch’io non mi sono sottratto dal fare un paio
di commenti in particolare in risposta alla concezione sulla «Tradizione
occidentale» in predicato, secondo il filosofo Emanuele Severino.
Ed è ciò che ho riportato all’inizio di questo saggio. Ora vediamo la
questione sui
«rifiuti semiotici»
in relazione a questo
«pozzo-blog»
di Newton RCS. In apparenza non sembra ravvisarsi in questo concerto
accademico degno di rispetto, però se solo ci si pone la questione globale,
che dovrebbe presentarsi all’insegna di una ricercata armonia, ci si accorge
invece che non sussiste affatto.
Parto dalla scommessa dello stato europeo con un solo
governo che si realizzerà fra 30 anni, secondo le previsioni di Lucio
Caracciolo. Un Europa unita, con un solo governo, un solo esercito, così
come concepito da Lucio Caracciolo, può anche starci, però solo se ci
saranno delle forze in campo capaci di risultare nei fatti concordanti.
Ma non si tratta soltanto di forze politiche e
militari che trovano il modo di amalgamarsi, bensì di un contesto di tutte
le forze degli Stati che si vorrebbero uniti fra loro, come per esempio
quelle chiamate a scommettere sul futuro a breve in questa Rubrica di
Newton. Come a voler far risaltare il fatto sconcertante di un media, in
«Newton RCS», che mira solo ad affermarsi attirando a sé
«lettori-asini» e poco o niente si
dispone a porre in mostra
«asini-veline»,
assimilabili agli Stati europei, da stimare uniti. E qui, come si suol dire,
casca l’asino perché c’è da restare sconcertati nel constatare che non si
riscontra fra loro quel minimo di concordanza da me invocata poc’anzi, nel
mettere in rapporto le previsioni fatte per ogni post di questa Rubrica.
Comincio col dire che non so come conciliare le quasi
certezze del genetista Angelo Vescovi per una vita, anche meno lunga di
quanto lui auspica, mettiamo 50 anni e non 100, con un’«entropia»
fatta rientrare un po’ nei ranghi, e un
«collasso ecologico»
vaticinato per scontato dal politologo Giovanni Sartori che, al contrario
del primo, invece è come se l’accorciasse la vita. A meno che i progressi
sulle staminali siano riservati sotto, sotto, ad una nuova razza eletta al
pari di quella vagheggiata da Hitler, l’ariana.
Per non parlare poi della previsione del
«collasso ecologico» dell’etologo Giorgio Celli che, se si avverasse (ma non ha
tutti i torti), rincarerebbe la dose, già al limite, di quella soppesata dal
suddetto Sartori.
Meno male che si profilano i robot di Sandro Incerti a
mettere un po’ di ordine in tante case superaffollate, dove potrebbe
verificarsi di vedere, grazie alla generale longevità in aumento, tre - anzi
di più - quattro generazioni di apparentati fra esseri umani e scimmie. Già
anche le scimmie per le quali Giorgio Celli prevede il successo fra non
molto di una crociata per farle assurgere quasi ad esseri umani! Ed a tal
proposito non meraviglierebbe vedere addirittura coppie di uomini-scimmie
con la tendenza odierna di veder legalizzate nuove unioni di fatto a
dispetto di quelle tradizionali.
Tutto questo sempre che siano azzeccate le altre scommesse
di questo
blog: quella del docente del politecnico di Milano, Ennio
Macchi, che permetterà a tutta questa moltitudine di disporre di sufficiente
buona atmosfera per respirare; e poi l’altra di Lucio Caracciolo in esame di
questo mio commento, su un accordo globale in materia, anche qui di durature
«unioni di fatto», ma di Stati, quelli europei tanto per dare un buon
esempio al resto del mondo frammentato.
Ah, dimenticavo altre due condizioni da realizzare! Il
cancro da debellare e la riparazione degli uomini incidentati, come si fa
con le automobili dal meccanico. Ma ce lo assicurano Pasquale Spinelli
Ignazio Marino, così possiamo stare tranquilli.
A questo punto si profila, come inaspettata, la lingua
etrusca che finalmente potremo capire, quasi che fosse una certa scialuppa
di salvataggio della nuova
«Arca di Noè» sopra esposta,
allestita per l’uomo di questo millennio per arrivare indenne al successivo.
Mi viene da pensare, non senza ironia, che questa discutibile lingua etrusca
sia magari una cosa legata a fatti da venire di natura extraterrestre, visto
che gli astronomi se ne interessano non poco ed anche perché l’etrusco è una
lingua fuori dal comune, al punto di definirla extraterrestre.
Ah, ecco! Mi sovviene la metafora sull’ipotizzata
«scialuppa di salvataggio» dei cantieri etruschi: potremo invocare aiuto agli
extraterrestri ed essere finalmente compresi e forse loro, con i loro mezzi
persuasivi, non solo metteranno in riga gli stati europei perché si
uniscano, ma potrebbero anche di più, porre fine ai tanti chicchirichì del
pollaio terrestre.
«Cammelli» che sperano di passare in
«crune d’ago»! Eppure se solo si concepissero questi passaggi
inverosimili sul piano di ideali comuni dei popoli della terra, l’umanità
sarebbe ad un passo da una simile meta fantastica! Ma come si fa a
persuadere i
«ricchi»
della Terra a limitare almeno la
«ricchezza» insita nel
loro stato egemone, e non tanto l’altra comunemente intesa?
Ma le cose diventano assai critiche se si dà una
scorsa ai tantissimi commenti, molti dei quali, compreso i miei due, non
aderiscono tanto a diverse scommesse. Per non parlare di commenti poco
aderenti al nocciolo delle questioni relative ai post di competenza. Non si
può negare che la mia ventilata concezione della
«messa a terra» di tutti i
commenti stimati, più o meno, come una sorta di
«scarabocchi» è sostenibile.
Risultato, in perfetta assonanza al suddetto
meccanismo espresso sull’«asino»
in discussione, ad un tratto si affievolisce, fin quasi all’esaurimento, il
flusso di «terra-commenti»
che arriva ad una buona soglia. Naturalmente l’intraprendente
«NEWTON RCS» mediatico di alto gradimento, attraverso i 10
«l’asini-veline», anziché
morire dalla vergogna a causa della disarmonia in seno ai dieci
scommettitori di prestigio, se ne avvale, diventando ancora più celebre,
come di consueto succede nel mondo delle star dello spettacolo, della moda e
là dove l’alta vita mondana ferve.
Ovviamente è solo dal punto di vista di un’inaccertata
«blogosfera» in me che tutto
ciò si rivela compiutamente.
FINCHÈ...
Vi sono
altre finestre del mondo dei blog
in cui i «rifiuti semiotici»
non sembrano esserci, eppure vi sono e scoprirli permette di comprendere in
modo luminoso cose “sotterranee” utili per conoscere meglio sé
stessi. È il caso di una scrittrice di
il Cannocchiale - Blog
area
- «scrittricesivive» - 01.03.2006, che titola il suo
intervento «Specchio rotto: sette anni di disgrazie» ed ecco il
testo relativo:
«Dicono
che i ragni portino fortuna, e davanti a me sul muro un ragnetto nero si
ciondola. Come la mia gatta quando le passo la mano sul muso e strizza gli
occhi, e mi porta qualcosa di buono da un altro mondo, il mio stesso ma un
po’ più leggero, distribuito su quattro zampe invece che due.
Come la
nebbia, che umida come me riduce il mio contrasto con l’ambiente
circostante, e per l’acqua condivisa mi sento un po’ terra ed un po’ aria, e
su fino a nuvola ho la sensazione di conoscere tutti i profili dei mari e
dei continenti come fossero miei.
La
fortuna è capire di essere parte di questa meraviglia, che è già tanto, già
tanto in questa vita. Fortuna.. come esser abituati la mattina a guardarsi
allo specchio riconoscendo il proprio sguardo, e sobbalzare all’improvviso
per strada, in ufficio, o tra le mensole di una libreria, quando trovi uno
specchio in quel posto inaspettato e invece ti accorgi che son due altri
occhi non tuoi, ma come uno specchio.
Così
rari, così buoni. Ma poi succede di aver i polmoni come un tappeto di
vecchia polvere e non riuscire a parlare quando lo si vorrebbe, e quando a
fatica si riesce non si ottiene risposta, neppure dallo specchio, dagli
specchi.
E il
mondo cambia faccia, come me, e l’ennesima vita comincia nello stesso petto
in cui ogni volta un cuore diverso si gonfia, quasi certamente per esplodere
di nuovo, finchè stanco di fare regali tiene tutto per sé, e quello che
tiene per sé, non condiviso, perde ogni valore.».
E
questo è il mio commento (da anonimo):
«Ragni porta fortuna, gatta di un
altro mondo, acqua condivisa e specchi, un tutto di un vecchio mondo
astrale! Ma scrittricesivive secondo il motto cui ti rifai in Internet, il
mondo astrale allo scoperto di quest'epoca. Nulla mi vieta dunque di
ritenere pertinente un neo (o vezzo?) del tuo bello scrivere che può
sembrarti un'idiozia parlarne ma ai "due computer" nulla sfugge.
Scrivere, è lo stesso che cantare,
ed è l'armonia del suono che anche qui ha bisogno dell'assoluto rispetto dei
tempi e tonalità. Il tuo specchio infranto, presumo sia l'argentea luna
della prudenza e riservatezza a te congeniali, proprie (stranezze anch'esse
dell'astrale) di una "e" chiusa, dell'unica parola
«finché», quasi in fondo al tuo
scritto. Essa invece è erroneamente aperta.
Quale la causa? Forse il tuo
umidore, anch'esso congeniale, che ti trascina al mondo esterno. Pitagora
udiva il suono dell'armonia delle sfere ma rispettava il suo contrario, il
silenzio, che chiamava echemitia, e così la sua Teano.».
La replica non si fece attendere,
a sostegno della mia suddetta attenta analisi e conclusione:
«Hai colto il giusto in quel
"finché".
La chiusura non mi è congeniale.».
Alché è immediata la controreplica
dello scrivente:
«E come può essere congeniale una
"sezione aurea" o "media ragione"? Perché in tale ambito va collocato il
pitagorismo che si impantanò nell'irrazionalità della radice di 2, la
diagonale del quadrato, su cui questo movimento riteneva che si basasse il
creato fatto di numeri interi. A:B=B:(A+B) è veramente letale allo scoperto:
si crede che si confaccia ai matematici, ma essi bleffano. Prendi ad esempio
quel Nobel della fisica R. Feynman che cercava l'«abbrivio» (qualcosa di
simile la fantasia dei poeti) "rapinando" nuove idee a chiunque le avesse,
per poi "divertirsi" nella ricerca nella sua personale "oscurità" (del tutto
paragonabile all'echetemitia di Pitagora: e il brillio dei fotoni?). A:B=B:(A+B)
sta benissimo nel profondo del cuore ma, ATTENZIONE è anche l'«ALTO
FATTORE» infero di Dante poiché la vita ha bisogno di perni sui
cui poter ruotare, come i rubini nell'orologio...».
Ed ancora da parte mia:
«Hai notato il mio
<finchè>? Ma a che serve correggermi?
Mi sono rivelato per quel che sono, ciarliero a causa di «echetemitia» con
un <te> di troppo. Forse sono un
certo Pitagora redivivo al rispetto di A:B=B:(A+B). In casa Pitagora (quella
di "Crotone") non si doveva esagerare nell'immischiare Teano nei fatti
attinente i <numeri>».
Così è la vita nelle conclusioni
finali, perciò attenti agli
accenti
o ai
<te>
di troppo! Ma per quanto ci si disponga per questo perfezionamento delle
nostre opere e quella finale quando moriremo, sarà comunque come per quel
Giuda o Pietro, della lontana Palestina nel tempo, a decidere: deciderà la
Croce del Nord,
che ho assunto come simbolo ed emblema dei
«rifiuti semiotici», il luogo cruciale delle nostre opere
buone e cattive fra perdite e profitti.
Ecco come possono essere viste le due
croci del buono e cattivo ladrone che non potevano
mancare accanto alla croce di Gesù Cristo sul Golgota.
Di qui il
bello e cattivo Tempo di Saturnia Tellus:
tutto
dipende dalle
«correnti
parassite»!
IL
DNA DELLA VITA NEI NUMERI DI FIBONACCI
Altro
sulle «correnti parassite»?
Questo: che non si parla più di quelle della scienza che tratta
l’elettromagnetismo, bensì delle analoghe che si determinano nel nucleo
ferroso della mente umana, del corpo
saturnio, quello della
materia cerebrale e del
sistema nervoso, del quale se ne è parlato all’inizio. Quindi
la fondata possibilità di andare incontro ad una dannosa
«desertificazione» riguarda la mente che si inaridisce,
il cervello che si surriscalda.
Così
volendo entrare in questo campo ove le «correnti parassite» si
determinano, credo che le cose si potrebbero descrivere secondo un certo
linguaggio che poco si addice ai mortali, perché è davvero arido e astruso,
giusta la conclusione della scrittrice di «specchio rotto»:
«La chiusura non mi è congeniale».
Si
tratta del linguaggio cui è abituato a menadito
«il drago» apocalittico che si trova
stranamente a dialogare con «l’Agnello»
insolitamente addottorato per “forza maggiore” nelle cose
matematiche, per fare dell’uomo una certa opera d’arte (ricordarsi della
raccomandazione dell’angelo a Giovanni dell’Apocalisse al cospetto «della
grande prostituta»: «Qui ci vuole una
mente che abbia saggezza» - Ap 17,9). Giusto il passo
dell’Apocalisse di Giovanni citato all’inizio che parla di
«...un agnello, che però parlava come un
drago...» a causa di un imprecisato
«surriscaldamento della Terra». E qui
viene il bello, come se si valicasse la famosa porta di «Stargate»
del noto film fantascientifico, perché si tradisce ogni concezione
scientifica razionale per trasferire il daffare nientemeno che sul piano
incerto della magia, dell’illusione. Ma perché?
Per la semplice ragione che il punto focale, inconcepibilmente stretto (il
«pertugio» infero dantesco), uno per ogni attimo della vita che fugge
via, ove tutto deve passare "morendo", ma invertendosi, ha bisogno
nei limiti della possibilità che ogni cosa che in transito (impropriamente
perché una spinge l'altra freneticamente) sia "dimensionalmente"
prossimo all'equità. Altrimenti subentrano forzature, non potendosi
modificare l'orifizio: di qui gioie e dolori. Ecco il parlare astruso, ve lo
avevo detto!
Come voler predisporre le cose perché ci si appresti a transitare sulla
strada la matematica del Dna dei numeri di Fibonacci, con i
rispettivi rapporti, che devono essere sempre più grandi per approssimarsi
alla sezione aurea (22), il top che meglio non si può.
Tutto potrebbe risultare anche tollerabile se non fosse per il fatto che
sorge una questione, quasi un dilemma.
Si viene a scoprire che il problema della sezione aurea non si
esaurisce a ciò che tutti sanno attraverso la nota formuletta phi =
2/(1+√5).
E sapete chi è la guastafeste, altrimenti tutto passerebbe senza tante
tragedie?
La signora Trigonometria!
Phi
in questione, in
trigonometria, corrisponde ad una funzione ben precisa, il seno
di un angolo, ovviamente anche lui aureo, e non c'è lui senza altri tre, il
coseno, la tangente e cotangente.
Nel caso in discussione interessano il coseno e la tangente
che, con nostra meraviglia, risultano perfettamente uguali fra loro.
Che ne dite non è portentoso?
Ecco quindi i due del dilemma suddetto che essendo uguali fra loro non
possono evitare di passare uno accanto all'altro.
Ma le gioie e dolori del supposto passaggio infero (l'argomentato
«pertugio» dantesco) non sono imputabili a questi due che, grazie a
Dio (ricordate «i due Testimoni vestiti di sacco» apocalittici?),
sono disposti a non avere massa e carica elettrica, simili nell'insieme ad
un immaginario neutrino, parafrasando la cosa in termini di fisica nucleare.
Ma qui ora si tratta anche di mantenere perenne il corso della vita,
altrimenti i "due" (senza lode ne infamia), se da un lato sono per la
pace in modo assoluto, una sorta di Nirvana, dall'altro sono fonte di
annichilimento assoluto e l'orologio della vita non può che fermarsi.
Paradossalmente si scopre, a questo punto che la vita, grazie ad un
miserevole guadagno prometeico sulla inesorabile morte, è nelle mani, sapete
di chi?
Nei vicinissimi paraggi dell'equo phi, 0,61803 e tanti gnomi
(in realtà l'alchemico Re-bis), c'è il superbo per
antonomasia, che non si lega a nessuno, 0,61766, anche lui con
i sui gnomi, però infidi che rivelano sempre attraverso la signora
Trigonometria (sen arctg 1/4 pi greco = 0,61766...).
Avete capito che si tratta di quelli della razza di pi greco,
i luciferi della "perfetta circolarità" indisposti a cedere e per
questo nel passaggio fatale si ingenerano gorghi mortali (le mitiche «Gorgoni»
non sono delle fantasie!): di qui non solo la comune morte ma anche quella
della coscienza che non si conserva perché va in frantumi.
Questi frantumi, però, sono preziosi perché si aggregano ai "due gemelli"
argomentati e passano il varco ed è così che si
propongono nuove concezioni nel genere umano, nuove civiltà e la vita
progredisce (Ulisse e compagni camuffati da pecore che si beffano di
Polifemo, di omerica memoria).
È comprensibile, a questo punto, che tutto ciò porta a far affievolire la
memoria del passato («...Un punto solo m'è maggior letargo...»: Par.
XXXIII, 96 di Dante) altrimenti sarebbe lacerante convivere con i vecchi
ricordi, fra passioni e mortificazioni ridotti in frantumi, che solo per
«via Naiade» (per via "sotterranea": l'incoscienza), come
suggerisce il sommo Poeta, è possibile.
Sulla
«via Naiade» consiglierei di
leggere un mio scritto autobiografico, «I
racconti di zi’ Maria» (23), che
tratta i risvolti di una filastrocca napoletana che riporto di seguito:
«Ce steve 'na vota 'nu viecchie,
e 'na vecchia areto a 'nu specchio,
areto a 'nu monte...
Statte zitte che mò tu conte.
E tu conte dint' 'a tiana,
mammeta e patete i ruffiani».
(«C'era una volta un vecchio, / ed una vecchia dietro uno specchio,
/ dietro un monte... / Stai zitto che or te lo racconto. / E te lo dico
dentro un tegame, / mamma e papà i ruffiani»).
UN AGNELLO CHE PARLA COME UN DRAGO
Ma oramai i giochi
«d’Hecatombe»
(Centurie: X,4), come
ha sentenziato anzitempo il discusso veggente nel 1500, Michel Nostradamus,
sono fatti, alla luce degli allarmi da parte scientifica sul riscontrato
«surriscaldamento della terra» cui fa eco il passo dell’Apocalisse citato all’inizio. Qui si vede
all’opera l’«Agnello» che
«parla come un drago»
al punto da «fare
scendere fuoco dal cielo sulla terra davanti agli uomini.».
Ci si domanda ora in che modo è avvenuto che l’«Agnello»
si è “incattivito”, giusto il riscontro nell’Apocalisse di Giovanni
quando viene detto:
«Allora i re della terra e i grandi, i capitani, i ricchi e i potenti, e
infine ogni uomo, schiavo o libero, si nascosero tutti nelle caverne e fra
le rupi dei monti; e dicevano ai monti e alle rupi: cadete sopra di noi e
nascondeteci dalla faccia di Colui che siede sul trono e dall’ira
dell’Agnello, perché è venuto il gran giorno della loro ira, e chi vi può
resistere?»
(Ap. 6, 15-16)
È avvenuto che «a forza di praticare lo zoppo si impara a zoppicare»,
nel senso che l’Agnello, non avezzo alle speculazioni matematiche, a
forza di “convivere” nel nuovo piano astrale epocale, che è il
mondo Internet, si è
«inaridito»
(la riscontrata
«desertificazione» a causa delle eccessive
«correnti parassite di Foucault» innescate dal citato
surriscaldamento).
Infatti sentiamo come viene descritta la cosa nell’Apocalisse di Giovanni 7,
1-4:
«Dopo di ciò
(Ap. 6, 15-16 precedente),
vidi quattro angeli che stavano ai quattro angoli della terra, e
trattenevano i quattro venti, perché non soffiassero sulla terra, né sul
mare, né su alcuna pianta. Vidi poi un altro angelo che saliva dall’oriente
e aveva il sigillo del Dio vivente. E gridò a gran voce ai quattro angeli ai
quali era stato concesso il potere di devastare la terra e il mare.
<Non devastate né la terra, né il mare, né le piante, finché non abbiamo
impresso il sigillo del nostro Dio sulla fronte dei suoi servi>. Poi udii il
numero di coloro che furono segnati con il sigillo:
centoquarantaquattromila, segnati da ogni tribù dei figli d’Israele:...».
Si è capito subito che sta nel segno del sigillo di Dio la riscontrata
suddetta
«desertificazione»
della mente dei fedeli all’Agnello, ma nessuno ha riflettuto - se
così è - sulla natura di Dio di chiara indole saturniana? Vale a dire
che Dio col suo trono attorniato dai quattro animali è nientemeno
“anche” il
«Drago»
apocalittico, ovvero la
«Bestia» dei numeri legato all’uomo e quant’altro
per niente raccomandabile! Naturalmente occorre chiarire che si tratta di
una condizione assolutamente momentanea che implica appunto l’impossibile
“forzato”
connubio fra
«Dio e Mammona», quanto basta per far
parlare
l’Agnello come un drago.
Ma c’è di più per convalidare questo “parlare matematico” dell’Agnello.
Si parla, nel citato passo dell’Apocalisse, dei
quattro angeli devastatori
disposti ai quattro angoli della terra, e qui si rileva un primo
sfiorare una terminologia astrologica più che quella astronomica. Questo per
confermare che si tratta di una terra non di questo mondo materiale, bensì
del
«mondo astrale» frammischiato con quello internet ed altro (le
«comunicazioni umane» attraverso i telefonini portatili ed altro). La conferma su questa
ipotesi ci viene analizzando il passo apocalittico in questione. Si tratta
del
sigillo senza dubbio astrologico non potendo
essere diversamente, visto che i primi quattro segni relativi agli
angeli dei cantoni
si riferiscono a essere simili ad animali, eccetto uno. Per non
parlare del segno orientale dell’Ariete, ove sorge il sole, e il
luogo di provenienza dei famosi tre re magi in visita al bambino Gesù di
Betlemme. Siccome si tratta di animali, è una ragione in più per
affermare che si tratta di segni astrologici e non altro (24). E poi i
sigilli impressi si riferiscono alle
12 tribù d’Israele chiaramente riferentesi ai 12 segni astrologici. Sorgono
a questo punto delle ombre su quel devastare dei
quattro angeli
che, in modo velato, sono dalla parte dei viventi. Ecco che occorre far
intervenire «una
mente che abbia
saggezza»
(Ap. 17,9), In questo caso specifico ritorcente, vale solo il puro
ragionamento dell’algebra. Si tratta di quattro esseri superiori, di nature
che trascendono l’umano, incapaci di avere compassione nemmeno per sé
stessi. Ne consegue che se il potere di devastare è legato al segno
+,
al
−
corrisponde ovviamente il mondo dei viventi non compresi nel repertorio da
offendere, e quindi anche agli uomini. Ora se l’angelo d’0riente,
ovvero il nuovo
Sole, impone la negazione ai
quattro,
come se inviasse neutrini nefasti, per la regola algebrica quel
−
diventa
+,
controvertendo la normale funzione dei quattro. Perciò quei
quattro
scaricheranno tutte le loro energie devastatrici esclusivamente sui
«servi», con o senza il sigillo, un vero e proprio giudizio universale.
Di qui il ridimensionamento delle realtà celesti ed infere, poiché l’azione
devastatrice indirettamente si ritorcerà contro, e così gran parte dei corpi
dei «servi» a mal partito non saranno più «luminosi» come
prima. C’è da dire però che il potere del sigillo è di natura
doppia e questa condizione neutralizza il potere devastante dei
«quattro angeli dei
cantoni»,
almeno per tutto ciò che risulta in pari.
«IL
SIGILLO SULLA FRONTE»
LE
CORRENTI PARASSITE DEL GIUDIZIO NON DISTRUTTIVO
Sempre facendo capo alla raccomandazione del citato studioso di ermetismo
(25),
Giuliano Kremmerz, di far tesoro del ragionamento analogico, dalla fisica
dell’elettrotecnica si ha la prova di come sia possibile servirsi delle
«correnti parassite»
per fare controlli accurati sulla difettosità, nonché sulla struttura
interna dei
«corpi astrali».
Mostro di seguito un sistema di controllo cosiddetto «ND a correnti
indotte» che viene prodotto in varie versioni dall’Azienda MARPOSS.
Vedasi:
http://www.it.marposs.com/site/family.asp?idappl=39.
SISTEMA CONTROLLO ND A CORRENTI INDOTTE
|

Controllo di un albero a camme. |
Il controllo Non Distruttivo (ND) serve a individuare difettosità
superficiali o strutturali di un pezzo senza modificarne lo stato
fisico. Nei moderni sistemi di produzione si rende indispensabile
automatizzare i controlli non distruttivi non solo perché gli standard
di qualità diventano sempre più stringenti, ma soprattutto in quanto la
rottura di un componente meccanico può compromettere la salute
dell’utilizzatore. Nel controllo di difettosità superficiali dei pezzi
(quali cricche, porosità, etc) nonché della struttura del materiale, di
durezza e di profondità di tempra, la tecnologia della Correnti Indotte
offre una velocità di test superiore a qualsiasi altra tecnologia nel
settore dei controlli Non Distruttivi. |
|

Schema sistema di controllo ND a correnti |
Principio
di funzionamento:
Avvicinando un solenoide che è percorso da corrente alternata (sensore
di controllo) ad un materiale conduttore (pezzo da controllare), il
campo magnetico alternato crea sul pezzo stesso una corrente di mutua
induzione. Tale corrente indotta genera a sua volta un campo magnetico
secondario che induce una corrente nella spira. L’impedenza di tale
spira può essere influenzata da differenze nella struttura del
materiale, dalla sua durezza e profondità di tempra o dalla presenza di
cricche o pori. |
NOTE
1
- La
Saturnia Tellus,
identificati dagli antichi greci col nome di
Gea,
è anche la Regione italiana del Lazio, come risulta chiaramente da Ovidio:
«dicta
quoque est Latium terra, latente deo»
Ovidio, Fasti, I – 245.
Secondo il mito esiodeo narrato nella Teogonia,
Gea
o
Gaia
nacque per seconda, dopo Caos, subito prima di Eros (l'Amore).
Senza l'aiuto di alcuna figura maschile generò il Cielo (Urano),
le Montagne e anche il Ponto, personificazione dell'elemento
marino. Messo alla luce il Cielo, si unì a questo e dalla loro unione
nacquero molte divinità: da prima i sei Titani, poi le sei
Titanidi e infine i Ciclopi, divinità legate al fulmine, ai lampi
e al tuono. Dagli amori di Urano nacquero anche degli esseri
giganteschi e violenti: gli Ecatonchiri. A tutti questi figli non fu
permesso di vedere la luce e furono costretti a restare sepolti nelle
profondità della loro madre, la Terra, poiché il padre li
disprezzava. Gea, allora, decise di liberarli e chiese loro di
vendicarla contro Urano. Solo Crono, il più giovane tra i
Titani e le Titanidi, accettò la proposta dal momento che odiava
il padre. Durante la notte, mentre Urano si avvicinava a Gaia,
Crono con un colpo di falcetto, che gli era stato dato dalla madre,
tagliò i testicoli del padre. Con il sangue della ferita caduto sulla
Terra che venne fecondata, si ebbero nuove nascite: le Erinni, i
Giganti e le Ninfe. Dopo la mutilazione di Urano,
Gaia si unì all'altro figlio che aveva avuto alle origini, Ponto,
e generò con lui cinque divinità marine. Crono, regnando sul mondo,
si mostrò crudele quanto il padre e imprigionò anche lui i fratelli, figli
di Gaia, nel Tartaro così che la Terra preparò una
seconda rivolta. Quando Rea, figlia di Gaia e di Urano,
fu incinta di Zeus, poiché aveva visto tutti i suoi figli divorati da
Crono, andò dai genitori per chieder loro come poter salvare il
figlio che stava per avere. Gaia e Urano le insegnarono a
ingannare Crono, così Zeus poté crescere e sfuggire al padre.
Gaia, infatti, al posto del bambino dette a Crono una pietra
avvolta in panni. Più tardi, quando Zeus e Crono entrarono in
lotta, Gaia disse che l'unico modo per avere il potere era quello di
liberare i Titani, che consegnarono il fulmine, il tuono e il lampo a
Zeus; con questi il dio cacciò Crono. Gaia, dal momento
che era delusa della disfatta dei Ecatonchiri, suoi figli, si unì a
Tartaro, dio dell'Inferno, e da lui ebbe due figli: Tifone,
mostro di forza prodigiosa, che dichiarò guerra agli dei e Echidna,
anche questo un mostro. Altre teogonie la riconoscono come madre di
Trittolemo avuto dall'Oceano, uno dei suoi figli. E così pure si
dice che avesse generato Anteo dall'unione con Poseidone. I mitografi
attribuiscono a Gaia la maternità di tutti i mostri come Cariddi,
le Arpie e Pitone. Con il passare del tempo la Terra,
simbolo della fecondità, divenne la Madre Universale e la Madre
degli dei. Man mano che il pensiero ellenico personificava i suoi dei,
la Terra acquistò aspetto umano divenendo Demetra o Cibele,
i cui miti, più umani, stimolavano l'immaginazione mentre le considerazioni
sulla Terra come elemento venivano affrontate dalla filosofia. Questo
mito è molto significativo poiché
Gaia,
con le sue tragiche avventure, le sue rivoluzioni e le sue unioni illecite e
innaturali con i figli, dimostra come già al tempo di Esiodo fosse
concepita come una creatura afflitta da mille dolori, sempre in lotta con i
suoi figli, esseri mostruosi, fonti di calamità naturali.
http://www.anisn.it/scuola/percorsi/brana/ara%20pacis.htm
2
-
http://newton.corriere.it/tools/newton-futuro07/newton-futuro07.shtml
3
-
Dal punto di vista dei religiosi non
si può contestare che Dio creatore, secondo la Bibbia ha avuto a che fare
con la terra in qualche modo, giacché se ne è servita per plasmare le
sembianze di Adamo, creandolo per altro a sua immagine e somiglianza. Non
solo, ma ha voluto puntualizzare il Suo rapporto ben preciso con l’uomo, la
Sua creatura, attraverso la terra, quasi che intendesse la Terra stessa come
pianeta. E le
«Tavole della Legge»,
non possono identificarsi ai primi
«piani di memoria»
intellettivi di natura divina, rifacendomi alla mia teoria su una Terra di
un meraviglioso apparato “para-intelligente”, come una sorta di posa
della prima pietra del costruendo Adamo primordiale? Ma per convincercene in
modo creativo efficace è opportuno dare una scorsa veloce alle prime tappe
in merito al procedere divino nell’atto creativo adamitico, così come
risulta dalla Bibbia canonica del cattolicesimo:
Gn 1,25 - La Terra e il Cielo creazione di Dio.
Gn 1,26 - Iddio fece l’uomo a sua somiglianza.
Es 20,22 - Il Signore sottolinea di aver parlato dal Cielo.
Es 20,24-26 - Il signore ordina di fare l’altare di terra. Se sarà di
pietra non dovrà essere fatto con una certa «lama».
Es 31,18 - Le prime due tavole della Testimonianza, tavole di pietra,
scritte dal dito di Dio.
Es 32,19 - L’ira di Mosè fece frantumare le tavole della
testimonianza.
Es 34,1 - Mosè prepara le tavole.
Es 34,1 - Il Signore, in presenza di Mosè scrisse sulle nuove
tavole le parole dell’Alleanza, le dieci parole.
Mt 16,17 - Gesù replicò: tu sei beato, Simone figlio di Giona, perché
non da carne e sangue ti hanno rivelato ciò, ma il Padre mio che è nei
Cieli.
Mt 16,18 - Ebbene, anch’io ti dico: tu sei Pietro e su questa pietra
edificherò la mia Chiesa...
Pochi
commenti. Ma se la Terra è veramente ben più di un cervello meccanico,
l’unica possibile spiegazione razionale in prospettiva del cristianesimo, è
che la
«pietra»
della Chiesa di Cristo risulterebbe l’intera umanità cristianizzata, avente
la Terra stessa come corpo unitario. Di qui la considerazione che la Terra è
la sede mentale cosmica. Il fatto che Dio
«parla dal Cielo»
(Es 20,22) starebbe a significare che si tratta della testa dell’uomo, da
cui sgorga la parola, e del
plasma mentale attivo
intorno al pianeta Terra in virtù dell’uomo stesso predestinatario della
parola di Dio: di qui la concezione del Dio vivente.
4
- «La scienza dei Magi» di Giuliano Kremmerz. Pag. 81- Vol. III. Ediz.
Mediterranee.
5
- «La scienza dei Magi» di Giuliano Kremmerz. Pag. 56 - Vol. III. Ediz.
Mediterranee.
6
- «La scienza dei Magi» di Giuliano Kremmerz. Pag. 17 - Vol. III. Ediz.
Mediterranee.
7
- Ampi approfondimenti, sulla teoria di «Gaia la terra che vive» e
sull’etologo Danilo Mainardi, si trovano su Internet.
8
- «La scienza dei Magi» di Giuliano Kremmerz. Pag. 669 - Vol. III. Ediz.
Mediterranee.
9
-
http://www.jonathan.it/ita/didat/motElettrico.htm
10
-
http://it.wikipedia.org/wiki/Immagine:Faglia_diretta.jpg
11
-
http://it.wikipedia.org/wiki/Immagine:Faglia_inversa.jpg
12
-
http://it.wikipedia.org/wiki/Immagine:Faglia_trascorrente.jpg
13
-
http://www.ingv.it/~roma/cultura/ingescuola/terremotopagina/tettonica.html
14
- http://www.ingv.it/geomag/ANTARTIDE_01/pagina_02.HTM
15
-
http://web.tiscalinet.it/geotour/il%20top/deserti.htm
16
-
http://pesanervi.diodati.org/pn/index.asp?y=16
– 26.06.2006
17
- «Pranayama la dinamica del respiro» di Andre Van Lysebeth – Edizione
Astrolabio.
18
- http://it.wikipedia.org/wiki/Prana
19
-
http://www.fiorigialli.it/dossier/rivista.php?id=6&articolo=157
20
-
«La scienza dei Magi» di Giuliano Kremmerz. Pag. 205 - Vol. III. Ediz.
Mediterranee.
21
-
http://astroemagazine.astrofili.org/num26/cigno/cigno.htm
22
- http://www.visibilmente.it/04visions/angolo_aureo/index.html
23
- http://www.collezione-online.it/filastrocca_e_racconti_gaetano_barbella.htm
24
- Il primo essere vivente, simile a un leone, corrisponde ovviamente al
segno astrologico del Leone;
il
secondo essere vivente, simile a un vitello, corrisponde al segno del Toro;
il
terzo essere vivente, dall’aspetto di uomo, corrisponde all’Acquario;
infine il quarto essere vivente, simile all’aquila, corrisponde allo
Scorpione.
Sembra una nostra scoperta, ma già nel Medio Evo era nota, compreso
l’assegnazione a questi segni, i quattro evangelisti “fissatori” della fede
cristiana. Perciò si hanno le seguenti quattro coppie: Leone-Marco;
Toro-Luca; Acquario-Matteo; Aquila-Giovanni.
25
- Sull’Ermetismo e conseguentemente sulle analogie («Misteri e dottrine
segrete», di Bruno Nardini. Edizione Centro internazionale del libro):
Nel
1828, per una «straordinaria coincidenza», come dice ancora la
scienza quando trasforma il caso in necessità, fu scoperta a Tebe, in
Egitto, la tomba di un anonimo mago, e nel sarcofago c’era un papiro, oggi
noto come «papiro di Leyden», dov’era scritto il testo completo della
leggendaria «Tavola di Smeraldo» diviso in dodici punti. È col
secondo punto che viene riportato quanto segue in relazione alla legge delle
analogie cui si riferisce Giuliano Kremmerz.
«Ciò che sta in basso è come ciò che sta in alto,
ciò che sta in alto è come ciò che sta in basso
per compiere il miracolo della cosa unica». |