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S. MARIA DELLA VITTORIA e l’estasi di
S. Teresa di G.L. Bernini
Poco distante dal
congestionato nodo di largo S. Susanna - piazza S. Bernardo – di cui la
fontana del Mosè ideata da Domenico Fontana nel 1587 per Sisto V come mostra
dell’acquedotto dell’Acqua Felice occupa uno degli scorci – prospetta la sua
facciata la bella chiesa barocca di S. Maria della Vittoria conosciuta e
molto visitata per la presenza di una delle statue più emozionanti di
Bernini.
Questa zona era in piena
campagna quando i padri Carmelitani Scalzi acquistarono l’area nel 1607 dove
si edificò dapprima una cappellina, poi, tra il 1608 e il 1620 su progetto
dell’architetto Carlo Maderno e a spese del cardinale Scipione Borghese vi
si costruì la chiesa intitolata a San Paolo. L’attuale titolazione le fu
data per ricordare la vittoria delle truppe cattoliche di Ferdinando II
d’Austria su i luterani boemi nella battaglia della Montagna Bianca vicino
Praga, l’8 novembre 1620. Nella chiesa infatti fu trasferita, l’8 maggio del
1622, l’immagine con l’Adorazione del Bambino che si riteneva aver operato
tale miracoloso successo.
La chiesa venne, nei due
secoli successivi, arricchita sempre più, mentre tutti gli edifici ad essa
annessi furono ai primi del Novecento inglobati nelle nuove costruzioni che
sorsero nella zona.
La solenne e snella facciata
fu eretta tra il 1624 e il 1626 a cura di G.B. Soria che si ispirò alla
chiesa vicina, S. Susanna, di Carlo Maderno. Preceduta da una breve
scalinata, si presenta a due ordini, di cui quello superiore, dove si apre
un finestrone con timpano arcuato, coronato da un frontone triangolare e da
una balaustra.
All’interno l’unica navata con
la volta a botte sorprende chi entra per la sua sontuosità barocca, per la
profusione di marmi pregiati, per la complessità dei fregi e degli altri
decori in stucco. Molte sono le opere d’arte qui presenti: nella seconda
cappella a destra vi sono le ultime tre tele eseguite dal Domenichino a Roma
nel 1630: S. Francesco in estasi, S. Francesco riceve le stimmate e
sull’altare la pala con la Madonna col Bambino e S. Francesco.
La seconda cappella a sinistra
è decorata con opere di Nicolas Lorrain: la Madonna salva Giovanni della
Croce, la Morte del santo, e sull’altare l’Apparizione di Gesù a S. Giovanni
della Croce.
Nella terza cappella a
sinistra il monumento funebre del cardinale Berlinghiero Gessi porta il
ritratto del defunto eseguito da Guido Reni.
Ma ovviamente il punto focale
di tutta la chiesa è rappresentato dall’assoluto capolavoro berniniano della
cappella Cornaro, la quarta a sinistra.
Gian Lorenzo Bernini ne
progettò l’intero assetto nei minimi dettagli ed eseguì personalmente tutti
i rilievi in marmo.
Concessa al cardinale Federico
Cornaro o Corner nel 1644 fu completata da Bernini nel 1652.
Questa cappella non è una
cappella funeraria in senso proprio, non vi sono infatti sepolture, si
tratta invece di un sito commemorativo. Il suo significato teologico, in
parte suggerito dal nobile cardinale veneziano, reca un particolare senso
alla complessiva innovazione compositiva dell’artista.
La dedicazione della cappella
a S. Teresa d’Avila, fondatrice dell’ordine carmelitano, è così strettamente
associata alla celebrazione della famiglia Corner, una sorta di epifania
devozionale che informa l’intero progetto.
Dai “coretti” laterali si
affacciano sette cardinali, fra cui lo stesso Federico, insieme al doge
Giovanni suo padre: i personaggi, morti da tempo, sono raffigurati viventi,
impegnati in colloqui devoti fra loro inquadrati da maestose architetture in
prospettiva convergente verso l’altare della cappella.
Sono i testimoni dell’evento
straordinario che si sta compiendo al centro dello spazio mistico. La
Transverberazione di santa Teresa avviene sotto i loro occhi così come la
stessa santa lo ha descritto nella sua Vita: “Vedevo un angiolo, vicino a me
in veste corporale (…). Gli vedevo nelle mani un lungo dardo d’oro e su la
punta parevami vi fosse un poco di fuoco. Sembravami che alcune volte con
questo mi ferisse il cuore e che penetrasse fino alle viscere: nel ritirarlo
a sé, sembravami che seco portasse le medesime”.
Bernini materializza nel marmo
le parole della santa e ci dà il capolavoro: nella nicchia ovale compresa
nell’andamento convesso delle colonne binate e del timpano - un
altare-tabernacolo - Teresa adagiata su una nuvola ha le vesti mosse, quasi
agitate da un vento palpitante mentre l’angelo dalla tunica vibrante come
una fiamma le sorride malizioso tenendo la freccia con due dita pronto a
scagliarla.
Sono entrambi avvolti da una
luce dorata che sembra provenire dalla volta ma che in realtà arriva da una
finestra abilmente nascosta dietro la cappella e che scivola lungo i raggi
dorati posti alle spalle del gruppo scultoreo.
Anche se l’attenzione è
calamitata su questa straordinaria opera non si può trascurare il resto
della superba decorazione. La cappella Cornaro è policroma, rivestita di
marmi rari la cui scelta non è casuale ma riveste anch’essa un significato
simbolico.
La decorazione della volta
riprende il tema della scena trattata al centro con gli stucchi evocanti
episodi della vita della santa e la gloria degli angeli che corona
l’insieme.
Questa cappella può essere
considerata un vero e proprio manifesto del concetto berniniano del “bel
composto” ovvero dell’unità tematica e visiva tra architettura, scultura,
pittura e decorazione; non va dimenticato inoltre che Bernini (buon
commediografo dilettante) aveva al suo attivo anche esperienze di scenografo
e curatore di allestimenti teatrali oltre che ideatore di apparati effimeri,
“macchine” devozionali e persino giochi pirotecnici.
Nella cappella Cornaro
comunque la teatralità berniniana non resta solo una parvenza artificiosa
ma, porta con sé un sistema linguistico dai seri contenuti espressivi che
possono riassumersi – con lo stretto legame tra le varie tecniche artistiche
– nell’idea di totalità dell’arte.
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