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SAN GIORGIO AL VELABRO
Quando nel luglio del 1993 il
criminale attentato mafioso ha in un sol colpo sbriciolato gran parte di
questa antichissima e preziosa chiesa si è temuto di aver perso per sempre
un tesoro d’arte e di memoria. Invece, un accorto e paziente restauro ci ha
restituito al meglio una basilica tra le più interessanti, oltre che più
antiche, della città.
In origine (secoli V e VI)
centro assistenziale della Chiesa per la popolazione romana, ovverosia
diaconia, dedicata da Leone II a S. Sebastiano, fu ridedicata al santo
militare S. Giorgio da papa Zaccaria (741-752), forse in relazione con il
vicino stanziamento delle milizie bizantine del Palatino.
La presenza di numerose
iscrizioni in lingua greca attestano che la chiesa officiasse seguendo il
rito orientale, diffuso in questa particolare area della città.
Le vicende costruttive della
chiesa si chiarirono meglio con i restauri condotti all’epoca di Gregorio
XVI e di Pio IX, permettendo di ascrivere al papato di Gregorio IV (847-855)
la ricostruzione dell’edificio.
La semplice facciata, aperta
all’esterno da un oculo, è preceduta dal portico architravato su colonne
ioniche e robusti pilastri d’angolo ricco di fregi e decorazioni di
recupero, aggiunto all’inizio del Duecento. Lo chiude la cancellata
risalente al tempo di Clemente IX (1667-69); sul fianco sinistro il
campanile romanico (sec. XI-XII) è a cinque piani articolati da cornici e
trifore.
L’assetto attuale della
basilica si deve comunque all’intervento di Antonio Munoz (1923-26) che la
riportò all’aspetto romanico originario depurandola di ogni aggiunta di
epoca barocca.
L’interno, misticamente
spoglio, affascina e commuove: tre navate spartite da colonne antiche, in
granito e pavonazzetto, prive di basi e con capitelli ionici e corinzi.
L’altare maggiore – collocato
nel presbiterio sopraelevato – è costituito da una lastra cosmatesca
sovrastata dal ciborio con quattro colonne, architrave a mosaico e
terminazione a piramide tronca.
Nel catino dell’abside
l’affresco raffigurante Cristo, la Vergine e i Ss. Giorgio, Pietro e
Sebastiano, è opera di Pietro Cavallini del 1295.
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