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SANTA MARIA DELLA PACE
Questa splendida chiesa occupa
il luogo dove se ne trovava un’altra più antica dedicata a S. Andrea e di
cui si ha memoria fin dal 1186, dove, narra la tradizione, nel 1480
un’immagine della Madonna colpita da un sasso prese a trasudare sangue.
Papa Sisto IV (1471-1484)
decise allora di fondare, a partire dal 1482, un nuovo tempio dedicato alla
Madonna della Pace – progettato probabilmente da Baccio Pontelli –
costituito da una breve navata, con cappelle laterali e volta a crociera,
che si apre in una tribuna ottagonale a cupola.
A chi raggiunga la chiesa
attuale provenendo da piazza Navona dopo aver percorso via di Tor Millina e
aver superato l’incrocio con via di Parione, si apre alla vista la scena
cortoniana di Santa Maria della Pace. Fu infatti papa Alessandro VII Chigi
ad incaricare Pietro da Cortona del restauro e della modernizzazione
dell’edificio tardo-quattrocentesco. Il papa già da cardinale aveva voluto
ristrutturare la cappella di famiglia eretta dal suo famoso predecessore
Agostino e decorata da Raffaello, poi, sia per motivi di pacificazione in
campo internazionale, sia per una ragione votiva dovuta alla peste che aveva
contagiato Roma nel 1656, decise di intraprendere un più vasto programma di
rinnovamento della chiesa.
I lavori furono condotti in un
breve giro d’anni, dal 1655 al 1659, iniziando con l’interno della chiesa
per poi proseguire con una importante risistemazione del tessuto urbanistico
circostante.
L’interno della chiesa aveva
conservato il suo aspetto rinascimentale e il cortonese, in vista dei
mutamenti complessivi, provvide ad un suo riassetto stilistico intervenendo
anche con la decorazione plastica delle superfici. Soprattutto nella tribuna
ottagona introdusse un netto slancio ascensionale accentuando gli elementi
verticali delle lesene corinzie che vanno a concludersi, attraverso i
costoloni della cupola, alla base del lanternino. La decorazione interna
della cupola, in stucco dorato, definisce magistralmente lo spazio: le
costolature a fascio disegnano spicchi all’interno dei quali una serie
compatta di cassettoni esagonali decrescono prospetticamente verso l’alto
fino a raggiungere la cornice ottagonale alla base della lanterna.
La ricca ornamentazione fatta
di festoni sui bordi della crociera e soprattutto i motivi araldici dei
monti, delle ghiande e della stella a otto punte sparsi ovunque eterna la
memoria di Casa Chigi.
Nel soffitto della navata mise
in evidenza le nervature in stucco ricercando lo stesso principio
verticalistico che aveva informato il restauro della cupola.
Pietro da Cortona intervenne
poi radicalmente sulla prima cappella a destra, la cappella Chigi,
ristrutturandola completamente pur rispettandone l’impianto originale
semicircolare per rispondenza con l’antistante cappella Ponzetti.
La balaustra in marmo giallo
chiude il sacello con raffinata discrezione senza superare l’arcata e
invadere la zona affrescata da Raffaello.
Ridisegnando completamente
l’interno della cappella con le pareti rivestite in marmo bianco appose un
nuovo altare e sopra esso un’edicola con timpano triangolare decorata con
sculture di Ercole Ferrata e Cosimo Fancelli che realizzò anche la pala
bronzea con Cristo trasportato dagli angeli.
La seconda cappella di destra,
la cappella Cesi, disegnata da Antonio da Sangallo il Giovane porta
sull’arco esterno una decorazione di finezza rinascimentale di Simone Mosca;
mentre nel lunettone Rosso Fiorentino dipinse nel 1524 gli affreschi con la
Creazione di Eva e Il peccato originale.
La cappella Ponzetti, che a
sinistra fronteggia la cappella Chigi, è interamente affrescata da
Baldassarre Peruzzi con scene dell’Antico e Nuovo Testamento nel catino e
all’altare Madonna con Bambino, Santi e committente.
L’altra cappella, ricca di
marmi di spoglio provenienti dal tempio di Giove Capitolino, ha sull’altare
una Madonna in gloria e santi opera di Marcello Venusti.
La tribuna ottagona è
ricchissima di opere: nel tamburo da destra, Visitazione, di Carlo Maratta
(1655) e Presentazione al Tempio, di Baldassarre Peruzzi (1524).
A destra dell’altare maggiore
- che porta l’affresco quattrocentesco della venerata immagine della Madonna
della Pace - il Battesimo di Cristo, di Orazio Gentileschi (1603),
nell’abside affreschi di Francesco Albani, di Lavinia Fontana e
l’Annunciazione e la Natività del Passignano.
A sinistra un Crocifisso
ligneo del XV secolo, figure di Sante di Orazio Gentileschi e l’Adorazione
dei pastori del Sermoneta (1565).
Ma l’intervento più
interessante operato da Pietro da Cortona risiede totalmente nella complessa
architettura esterna della chiesa e nella sistemazione della piazza
antistante Santa Maria della Pace. Ciò che noi oggi vediamo è il risultato
di un particolareggiato riassetto urbanistico determinato dalla necessità di
provvedere a sciogliere il nodo viario circostante liberandolo dal traffico
delle carrozze e dai frequenti ingorghi che nell’angusto spazio antistante
la chiesa venivano a formarsi.
Dai disegni autografi di
Pietro da Cortona si sa che l’artista pervenne alla scelta architettonica
definitiva attraverso una progettazione per gradi partendo dall’unica idea
iniziale – vero e proprio motivo centrale di tutto l’intervento –
dell’aggiunta alla facciata rinascimentale, una semplice superficie piana,
del protiro colonnato.
Reinterpretando in chiave
barocca la dedica originale della chiesa come tempio della Pace, il
cortonese realizza un protiro semiellittico sorretto da coppie di colonne
tuscaniche che si rivela, inoltre, un vero e proprio omaggio al tempietto di
San Pietro in Montorio del Bramante autore del chiostro contiguo alla
chiesa.
La restante parte della
ristrutturazione che si risolve nella realizzazione di una sorta di facciata
continua, un prospetto scenografico articolato e mosso da sporgenze e
rientranze fortemente chiaroscurato, è dovuta all’esigenza di rendere la
piazza e le vie di accesso laterali, di impianto medievale, più comode e
allo stesso tempo di creare un luogo aperto e visibile in asse con il
percorso proveniente da piazza Navona.
Ne risultò, dopo il taglio
della piazzetta e l’allargamento dell’unica via di acceso alla chiesa, uno
spazio sagomato “a tenaglia” che va ad abbracciare lateralmente il corpo
avanzato della chiesa, sporgente nettamente nella piazza dal fondale, a
creare un teatro urbano di notevole originalità ed efficacia.
Il fronte della scena è
dominato dalla pronunciata convessità della facciata della chiesa alla quale
fanno eco le due ali concave che fungono da sfondo concludendosi alle
estremità con delle specie di contrafforti sormontati da edicole, su cui
sono apposti i medaglioni papali.
Due vicoli si aprono
lateralmente all’intero apparato architettonico-urbanistico sotto
inquadrature che imitano dei portali: a sinistra il vicolo della Pace, la
stradina che porta a via dei Coronari, a destra il budello che costeggia
l’abside di Santa Maria dell’Anima.
Queste quinte immaginarie
esaltano l’aspetto tridimensionale di scenografia teatrale, che l’asse della
strada, leggermente obliquo rispetto alla chiesa, contribuisce ad accentuare
con notevole dinamismo prospettico.
Disegnata da Antonio da
Sangallo il Giovane, fu portata a termine nel 1524 da Jacopo Ungarino.
Dall’ottagono in muratura con
paraste angolari e finestre ad arco si eleva un secondo piano corto e
leggermente arretrato rispetto a quello sottostante.
Di qui inizia la copertura
vera e propria, composta di una serie di quattro gradini dai quali partono
gli otto spicchi che vanno a concludersi nella cornice posta alla base del
lanternino. Quest’ultimo è suddiviso da lesene in otto sezioni, su quattro
delle quali si aprono delle finestre.
Sia la cupola che il cupolino
della lanterna sono rivestiti in piombo.
È possibile vedere la cupola
con maggiore dettaglio dall’attiguo chiostro bramantesco (la cui entrata è
in via dell’Arco della Pace 5).
Le severe, eleganti, raffinate
concezioni architettoniche rinascimentali sono in questo chiostro
mirabilmente espresse, dando all’osservatore una sensazione di razionale
armonica serenità ed equilibrio di forme.
L’ampio spazio quadrilatero
del chiostro di S. Maria della Pace – prima opera romana di Bramante – si
richiama alla cultura umanistica lombarda, qui riveduta e ulteriormente
sviluppata grazie alla visione delle rovine antiche della città che
l’architetto ebbe a studiare ed ammirare.
Depurando le immagini
dell’antico il maestro perviene nella sua creazione ad una possanza ed
austerità di strutture forti, eppur gradevoli nella loro articolazione.
Le quattro arcate per ogni
lato del pianterreno sono rette da pilastri dorici decorati da paraste
ioniche, esattamente corrispondenti agli elementi portanti del piano
superiore, i quali mostrano, a sostegno dell’architrave, centrate – a
ridurre l’effetto di profondità – colonne corinzie direttamente impostate al
sommo degli archi a tutto sesto sottostanti, a formare così otto aperture
per ogni lato.
Gli effetti chiaroscurali sono
così posti in estrema evidenza, rendendo l’insieme architettonico di
classica bellezza.
I due ordini sono separati
dall’iscrizione dedicatoria che abbraccia l’intero perimetro del chiostro e
che fa riferimento al committente – cardinale Oliviero Carafa – che nel 1500
richiese la realizzazione a Bramante di quest’opera.
Gli emblemi gentilizi
sovrastati dal cappello cardinalizio sono posti a decoro scultoreo,
regolarmente disposto, sui pilastri sia del pianterreno che del piano
superiore.
La visione che si ha del
chiostro nella sua interezza dalla loggia è ulteriore conferma delle linee
armonicamente equilibrate dell’intera costruzione.
Addossati ai pilastri del
loggiato si trovano sporgenti sedili, che i monaci usavano nelle ore
dedicate alla lettura o alla conversazione spirituale, usufruendo di una
riparata collocazione inondata di luce.
Interessanti monumenti funebri
si trovano murati alle pareti del portico del pianterreno: risalgono alla
fine del Quattrocento la tomba di Lorenzo Gerusino e quella del vescovo
Giovanni Andrea Boccacci, mentre la lapide commemorativa di una giovinetta,
Ludovica Vistarini, porta la data molto più tarda del 1820.
Nel portico vi sono anche
lunette affrescate con storie della vita di Maria e raffigurazioni
dell’edificazione e dedicazione della chiesa di S. Maria della Pace ad una
immagine miracolosa della Madonna.


(Il
chiostro)
Via della Pace - Roma |