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Appartenenza
Sei l’altra metà
della mia anima.
Il tassello
mancante ad una vita
che, adesso, è
consapevolezza.
Sei l’armonia nel
tutto
e la passione che
l‘ammanta.
Sei i mille colori
di una tela,
l’accento giusto
sulla nota,
quella rima
mancante al verso
e la risata ad una
barzelletta.
Sei il superfluo e
il necessario.
Gioia che sposa il
desiderio,
sollievo mitigante
ad un affanno
che lascia posto
al sentimento.
Sei quello che mi
manca
ed anche ciò che
ho avuto
in un continuo
offrire
che sfocia in
dedizione.
Sei la pioggia che
riga le guance
ed il vento che le
asciuga.
La tempesta che
travolge,
il sole che
riscalda,
dolce dondolio del
mare
che quieta e fa
assopire.
Rimpianto di un
passato mai esistito
e che solo adesso
appare,
sei trasparenza
d’un futuro a prua
che segna rotta da
seguire.
Sei l’incanto da
ammirare,
manifesto al bello
in assoluto,
sai mostrarti
appieno
conscia che non è
apparire.
E sai cosa c’è di
bello in tutto questo?
Sei già mia.
21 Settembre 2006

I N C O N T R O
Battito.
Al
ritmo d’un treno in corsa
che un ritardo tramuta in ansia.
Disagio.
L’incognita per amica severa
che avverte d’un possibile sbaglio.
Dubbi.
In
rincorsa continua di lotta interiore
per scacciare foschi presentimenti.
Stanchezza.
Un
giorno di cammino interminabile
giunto, infine, a dolce traguardo.
La
scoperta.
Imprevedibile, piacevole sensazione
che affranca dalla tensione assorbita.
Il
piacere di “ritrovarsi” dopo anni,
forse secoli, d’una ricerca costante
che due cuori, seguendo l’istinto,
hanno inconsciamente realizzato.
Riscoprire i medesimi profumi,
le
stesse emozioni di un tempo
che li ha visti sola cosa indissolubile.
Un
“sentirsi” di passione sopita
ma
riesplosa prepotentemente
quando i sensi hanno compreso.
Certezza.
D’una
vita diversa da godere
che
contempli il bello e lo raggiunga
quando le catene lasceranno l’agio.
Ché
mai è troppo tardi per vivere.
04
Aprile 2006

Si, ti aspetto
D’un solo respiro vivo
e
anelo il soffio
leggero a sfiorare il petto
che s’alza a sospirarne il giungere.
Ansimante attesa d’un oblio
che lacera il momento
e
quello dopo,
caduco scorrere sì lento
che ammicca al tiepido torpore.
Fremente al pensiero tuo
mi
vinco e cedo il passo
ma
resto solo in fondo a quest’idea
che fa del viver mio, il tuo.
Resta soltanto un attimo
lì
sospeso tra il chiarore e l’ombra
e
lo spendo bene al tuo sorriso
che mi sorprende, a volte,
ma
mi ripaga sempre.
Poi, stanco, ritorno indietro
a
riavvolgere il filo sciolto
come lenza molle e leggera
che a nulla s’è attaccata.
Anche stasera, come ieri,
sarà una magra cena.
Saprò aspettare…
28
Luglio 2006
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