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Robert Strange

 

 

Robert Strange è lo pseudonimo di un ragazzo calabrese di tanto tempo fa, ormai uomo, che al tempo delle scuole superiori decide di mettere su foglio il suo sentire così contrastante con le mode e l’agire di quel tempo. Ed ancora oggi – direi soprattutto oggi – si sente “fuori posto” nel vivere affannoso e apparentemente gaio dei nostri giorni. È soltanto da un paio di anni che ha deciso di rendere pubblici i suoi pensieri in forma di poesia ed anzi a cercare, attraverso nuovi scenari di comunicazione – vedi internet – il modo più semplice per comunicare facendo dell’immediatezza il suo principale obiettivo. Per questo motivo ha cominciato a frequentare vari siti di poesie dove pubblica i suoi scritti ed interagisce con poeti valenti dai quali cerca di imparare quanto più possibile sul modo di fare poesia. Non è detto che da questa frequentazione abbia saputo ottenere una migliore capacità nella composizione o nell’apprendimento di tecniche di scrittura, è certo, però, che ha trovato un “mondo” dove, grazie alla capacità del “mezzo” nell’annullare le distanze e qualsiasi tipo di diversità, sia essa di cultura o di appartenenza, ha trovato commistione di sentimenti e di idee che, poi, non sono altro che il giusto mix per uno scrivere che sappia dare emozioni. E quanto segue è un insieme di valutazioni, di commenti alle poesie di Robert Strange da parte di alcuni poeti conosciuti in internet e di cui lo stesso “poeta” va fiero. Tra i suoi versi si può leggere di un gioco d'azzardo che si chiude senza troppe sorprese, il percorso di un ciottolo che viene sballottato qua e là verso un destino di inevitabile dissoluzione, la corsa di un banale oggetto di plastica verso un globale inquinamento... metafore di una vita che conosce il suo epilogo, la sua conclusione, il suo verdetto molto prima di raggiungere la pienezza, consapevole della sua precarietà, eppure... anche il gusto scanzonato dell'autoironia di fronte a giudici impietosi ma ridicoli, il desiderio di giocare con tutto quello che può consolare, attenuando il tarlo dei dubbi e dei sentimenti a perdere, i giochi di parole, le ricerche quasi ossessive di consonanti in congiunzioni cacofoniche capaci di oltrepassare il significato delle parole... e quelle parole raccolte e collezionate senza un motivo preciso, ma così affascinanti per il loro potere comunicativo, per la forza con cui possono condurre lontano dal grigiore piatto, in un mondo surreale, onirico, dove riaffiorano echi di sentimenti antichi, nostalgie dell'incompiuto, immagini bizzarre o contraddittorie che mimetizzano l'angoscia tra le apparenti stranezze dell'inconscio… Lo stesso autore da non molto tempo ha deciso di cimentarsi anche nella scrittura di brevi racconti che riguardano questo strano mondo che andiamo costruendo e del quale egli coglie gli aspetti più negativi. Piccole denunce di episodi ai quali, ormai, stiamo incredibilmente ed inevitabilmente abituandoci…
 

 

 

Appartenenza

 

Sei l’altra metà della mia anima.

Il tassello mancante ad una vita

che, adesso, è consapevolezza.

Sei l’armonia nel tutto

e la passione che l‘ammanta.

Sei i mille colori di una tela,

l’accento giusto sulla nota,

quella rima mancante al verso

e la risata ad una barzelletta.

Sei il superfluo e il necessario.

Gioia che sposa il desiderio,

sollievo mitigante ad un affanno

che lascia posto al sentimento.

Sei quello che mi manca

ed anche ciò che ho avuto

in un continuo offrire

che sfocia in dedizione.

Sei la pioggia che riga le guance

ed il vento che le asciuga.

La tempesta che travolge,

il sole che riscalda,

dolce dondolio del mare

che quieta e fa assopire.

Rimpianto di un passato mai esistito

e che solo adesso appare,

sei trasparenza d’un futuro a prua

che segna rotta da seguire.

Sei l’incanto da ammirare,

manifesto al bello in assoluto,

sai mostrarti appieno

conscia che non è apparire.

E sai cosa c’è di bello in tutto questo?

Sei già mia.

 

21 Settembre 2006

 

 

I N C O N T R O

 

Battito.

Al ritmo d’un treno in corsa

che un ritardo tramuta in ansia.

Disagio.

L’incognita per amica severa

che avverte d’un possibile sbaglio.

Dubbi.

In rincorsa continua di lotta interiore

per scacciare foschi presentimenti.

Stanchezza.

Un giorno di cammino interminabile

giunto, infine, a dolce traguardo.

La scoperta.

Imprevedibile, piacevole sensazione

che affranca dalla tensione assorbita.

Il piacere di “ritrovarsi” dopo anni,

forse secoli, d’una ricerca costante

che due cuori, seguendo l’istinto,

hanno inconsciamente realizzato.

Riscoprire i medesimi profumi,

le stesse emozioni di un tempo

che li ha visti sola cosa indissolubile.

Un “sentirsi” di passione sopita

ma riesplosa prepotentemente

quando i sensi hanno compreso.

Certezza.

D’una vita diversa da godere

che contempli il bello e lo raggiunga

quando le catene lasceranno l’agio.

Ché mai è troppo tardi per vivere.

 

04 Aprile 2006

 

 

Si, ti aspetto

 

D’un solo respiro vivo

e anelo il soffio

leggero a sfiorare il petto

che s’alza a sospirarne il giungere.

Ansimante attesa d’un oblio

che lacera il momento

e quello dopo,

caduco scorrere sì lento

che ammicca al tiepido torpore.

Fremente al pensiero tuo

mi vinco e cedo il passo

ma resto solo in fondo a quest’idea

che fa del viver mio, il tuo.

Resta soltanto un attimo

lì sospeso tra il chiarore e l’ombra

e lo spendo bene al tuo sorriso

che mi sorprende, a volte,

ma mi ripaga sempre.

Poi, stanco, ritorno indietro

a riavvolgere il filo sciolto

come lenza molle e leggera

che a nulla s’è attaccata.

Anche stasera, come ieri,

sarà una magra cena.

Saprò aspettare…

 

28 Luglio 2006

 

 

 

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