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Ippocrate (460 ca. - 370 ca.
a.C.), figlio di Eracleide e di Fenarete, apparteneva a una famiglia
aristocratica. Suo padre, medico, si diceva discendente di Asclepio, dio
della medicina e fu proprio lui ad insegnare ad Ippocrate l'arte della
medicina. Ippocrate divenne poi il medico più importante della sua epoca. Fu
il primo a studiare l'anatomia e la patologia tramite la dissezione
sui cadaveri. Debellò la grande peste di Atene nel 429 a.C.
Inventò la "cartella clinica"
e introdusse per la prima volta i concetti di diagnosi e prognosi.
Giuramento di Ippocrate
"Giuro per Apollo medico e
Asclepio e Igea e Panacea e per gli dèi tutti e per tutte le dee,
chiamandoli a testimoni, che eseguirò, secondo le forze e il mio giudizio,
questo giuramento e questo impegno scritto: di stimare il mio maestro di
questa arte come mio padre e di vivere insieme a lui e di soccorrerlo se ha
bisogno e che considererò i suoi figli come fratelli e insegnerò quest'arte,
se essi desiderano apprenderla; di rendere partecipi dei precetti e degli
insegnamenti orali e di ogni altra dottrina i miei figli e i figli del mio
maestro e gli allievi legati da un contratto e vincolati dal giuramento del
medico, ma nessun altro.
Regolerò il tenore di vita per
il bene dei malati secondo le mie forze e il mio giudizio, mi asterrò dal
recar danno e offesa.
Non somministrerò ad alcuno,
neppure se richiesto, un farmaco mortale, nè suggerirò un tale consiglio;
similmente a nessuna donna io darò un medicinale abortivo.
Con innocenza e purezza io
custodirò la mia vita e la mia arte. Non opererò coloro che soffrono del
male della pietra, ma mi rivolgerò a coloro che sono esperti di questa
attività.
In qualsiasi casa andrò, io vi
entrerò per il sollievo dei malati, e mi asterrò da ogni offesa e danno
volontario, e fra l'altro da ogni azione corruttrice sul corpo delle donne e
degli uomini, liberi e schiavi.
Ciò che io possa vedere o
sentire durante il mio esercizio o anche fuori dell'esercizio sulla vita
degli uomini, tacerò ciò che non è necessario sia divulgato, ritenendo come
un segreto cose simili.
E a me, dunque, che adempio un
tale giuramento e non lo calpesto, sia concesso di godere della vita e
dell'arte, onorato degli uomini tutti per sempre; mi accada il contrario se
lo violo e se spergiuro".
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