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La forza che manca al mondo laico
Detto questo e ritornando alle lamentele del
prof. Severino, pur non sottovalutandole, sono perplesso per tutto ciò che
egli ha detto su Dio quando penso a quel che aveva affermato tempo addietro
in un articolo di fondo, sul Corriere della Sera di lunedì 4 aprile 2005,
sul conto del defunto Papa Giovanni Paolo II. Il titolo dell'articolo era
«La forza che manca al mondo laico». Si trattava di una forza straordinaria
che il filosofo bresciano riconosceva nel Papa e di conseguenza - secondo la
mia visione - anche nella sua Chiesa, ma che non ravvisava nel mondo laico.
«Nessuno ha saputo fare per il tempo che viene quello che il Papa ha fatto
per il tempo che se ne va», egli stigmatizzava fra altre cose come queste:
«Il mondo laico, si limita a galleggiare: non vede più la potenza che
all'inizio del nostro tempo ha distrutto la tradizione. La potenza del
pendio... Forse intravede la tragedia che, a valle aspetta il torrente, ma
evita di guardarla in faccia e di assumersi la responsabilità del presente».
Viene da dire subito, ebbene sarà anche la
stessa cosa per la «scienza e la tecnica», nelle mani del mondo laico in
balia delle onde. Resterà ciò che deve salvarsi, quel mondo che ha saputo
tenere salda la fede di Dio, per esempio quello del Papa «venuto da lontano»
tanto coraggioso e intrepido, grazie alla stessa «forza» mancante al mondo
laico.
Ma è solo la provvisorietà di questo istante a
farmi dire così, cosa che è assolutamente incerta, quando c'è il modo di
vederci chiaro come non mai attraverso il dipinto del Moretto che si
dimostra meravigliosamente attuale. Infatti, per cominciare, mi pare ti
intravedere nel roccioso e pensoso San Giuseppe, guarda caso proprio il
filosofo Severino a ragione delle sue suddette perplessità. E poi rilevare
la fondatezza del pensiero di questi, che riconosce nella Chiesa «La forza
che manca al mondo laico».
Dove se non attraverso l'ercole San Nicola,
dalle mani possenti e sicure: la sinistra capace di soppesare e mantenere
saldamente unite le tre simboliche sfere mistiche di influenza sull'uomo,
quelle della fede, speranza e carità; la destra di mantenere in equilibrio
il pesante pastorale, sulla sua spalla. Nondimeno anche lui sembra
domandarsi sul potere della supposta «forza» (che ai laici mancherebbe) di
cui dispone che però non deve assolutamente esercitare se non per affermare
le suddette tre virtù teologali attraverso la sola parola, quella del «buon
pastore».
C'è da domandarsi allora in che modo Iddio si
serve di questa «forza», non disponendosi nemmeno attraverso il corpo di San
Michele (che è come se fosse Iddio stesso), vistosamente effemminato e privo
del tradizionale paramento da guerriero, fra corazze, elmo ed una vera
lancia o spada? Non disorientano, in cambio, i lucidi rasi lascivi per
vestimento, la ghirlanda di fiori sulla testa e quella strana e sottile asta
che arma non pare? Ma le domande sono appena all'inizio con dei perché di
notevole mole da chiarire.
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