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Le maschere italiane

 

La Maschera è nata dal bisogno di creare un tipo di personaggio principale dei piccoli teatrini che raffigurasse i difetti della persone nella vita quotidiana: l'avarizia, la falsità, la faciloneria, eccetera. Ogni regione, se non proprio ogni città italiana, ha la sua Maschera.

Meneghino è l'immagine della sua gente milanese: facile al riso, generoso e sempre pronto alla baldoria, ma anche sollecito nell'aiutare i più bisognosi.

Arlecchino e Brighella sono di origine bergamasca e sono le maschere in genere più conosciute, sono quelle che entrarono nella commedia del Settecento e che poi Goldoni, ripulì dalle sovrastrutture inutili e volgari per trasformarle in veri e propri personaggi.

Poi c'è il dottor Balanzone, nato e vissuto nella dotta Bologna: satira dei professoroni dell'antico Studio bolognese, caricatura dei pedanti.

Pantalone dei Bisognosi è la Maschera di Venezia: rappresenta il vecchio saggio, ma a volte anche un po' maniaco, spesso brontolone e autoritario ma che, alla fine, finisce sempre per pagare di tasca propria e di adattarsi alle esigenze altrui, nonostante il parere contrario.

Gianduia è Piemontese: anche questa somigliante a Meneghino, rappresenta il popolo, con le sue doti spontanee e generose.

Tartaglia è napoletano: sua caratteristica è la parlata frettolosa e disordinata, così da provocare la massima ilarità in chi lo ascolta.

Stenterello è fiorentino, chiacchierino e spiritoso, in bilico fra una certa spacconeria e una ritrosia davanti a cose di nessuna importanza. Il suo abito è azzurro, con pantaloni corti e panciotto giallo.

Pulcinella ha la sua sede a Napoli, ma la sua origine è in un paesino chiamato Acerra. Anche lui è una caricatura come le altre maschere. Pulcinella è furbo, sempre affamato e ghiotto e sempre in cerca di soddisfazioni per il suo appetito. Il che lo fa somigliare a Brighella ed Arlecchino.

 

 

 

 

Le maschere romane

MEO PATACCA - E' una maschera della fine del '600, resa ancor più nota dal poema romanesco di Giuseppe Bernieri "Meo Patacca ovvero Roma in feste nei trionfi di Vienna". Personaggio scomodo e spesso censurato per diversi anni risorto poi nell'800, descritto anche dal poeta Belli.

Meo Patacca veste i panni di un popolano, uno sempre pronto a raccontare bravate e a fare lo "spaccone", spesso attaccabrighe, uno molto facile allo scontro ma di certo non un vigliacco, anzi rappresenta il coraggio e la spavalderia in persona e quando ci scappa la rissa è il primo a buttarsi nella mischia. Rappresenta inoltre Trastevere, il quartiere più popolare di Roma. Il suo nome nasce dalla "patacca" la misera paga di un soldato dell'epoca, pari a cinque carlini. Porta calzoni stretti fino al ginocchio fermati da legacci, ha una sciarpa colorata per cintura dove nasconde il suo coltello da "bravo" e sopra una giacca di velluto; i capelli sono raccolti in una retina e fuoriesce solo il ciuffo sulla fronte.

La sua donna è Nina.... ecco come uno stornello che la descrive brevemente:

"Io so' trasteverina e lo sapete;

nun serve, bbello mio, che cce rugate.

So' cortellate quante ne volete!"

Al coltello il "bravo" ricorreva tutte le volte che bisognava fare giustizia e secondo la tradizione romanesca era la donna che regalava il coltello all'uomo come pegno del suo amore con il proprio nome inciso. Questo oggetto diveniva così un compagno fidato da tenere anche sotto il cuscino oltre che in saccoccia (tasca) durante il giorno.

 

RUGANTINO - Altra maschera degna d'attenzione. Anche lui è uno sbruffone racconta balle ma è uno di quelli che rischia pagando di persona le conseguenze di quello che dice.

E' il vero "bullo" romano, quello che deve avere sempre l'ultima parola "E' mejo perde 'n amico che 'na bona risposta".

Rugantino, vestito da "sbirro" indossa pantaloni, gilet e giacca rossa, scarpe con grandi fibbie e cappello a due punte. Il suo nome deriva da "rugare" cioè borbottare, brontolare... (insomma come 'na pentola de facioli tanto pe' capisse!). La sua caratteristica principale è l'arroganza.

Pure al termine di una rissa lui "nun se scompone più de tanto" e testone come sempre.... "Me 'n ha date.... ma quante je n'ho dette!"

"Cor cappello a du' pizzi, cor grugno lungo du' parmi, co 'na scucchia rivortata 'nsu' a uso de cucchiaro, co' 'no spadone che nun ce la po' quello der sor Radeschio, e co' le cianche come l'Arco de Pantano, se presenta, Signori mia, Rugantino er duro, nato 'nsto piccolo castelluccio e cresciuto a forza de sventole, perchè ha avuto 'gni sempre er vizio de rugà e d'arilevacce".

Ha una relazione con una donna sposata, Rosetta, il cui marito viene ucciso per vendetta da un sicario e Rugantino, trovato accanto al cadavere di lui, viene incolpato ed arrestato.

Sia Rosetta che la popolazione hanno una reazione inaspettata: lo fanno sentire un eroe e lui, fino ad allora considerato solo un fanfarone arrogante e senza morale, vivendo finalmente un ruolo da protagonista, si assume la responsabilità dell'omicidio e... viene decapitato!

 

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