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Le
maschere romane
MEO
PATACCA
- E' una maschera della fine del '600, resa ancor più nota dal poema
romanesco di Giuseppe Bernieri "Meo Patacca ovvero Roma in feste nei trionfi
di Vienna". Personaggio scomodo e spesso censurato per diversi anni risorto
poi nell'800, descritto anche dal poeta Belli.
Meo
Patacca veste i panni di un popolano, uno sempre pronto a raccontare bravate
e a fare lo "spaccone", spesso attaccabrighe, uno molto facile allo scontro
ma di certo non un vigliacco, anzi rappresenta il coraggio e la spavalderia
in persona e quando ci scappa la rissa è il primo a buttarsi nella mischia.
Rappresenta inoltre Trastevere, il quartiere più popolare di Roma. Il suo
nome nasce dalla "patacca" la misera paga di un soldato dell'epoca, pari a
cinque carlini. Porta calzoni stretti fino al ginocchio fermati da legacci,
ha una sciarpa colorata per cintura dove nasconde il suo coltello da "bravo"
e sopra una giacca di velluto; i capelli sono raccolti in una retina e
fuoriesce solo il ciuffo sulla fronte.
La sua
donna è Nina.... ecco come uno stornello che la descrive brevemente:
"Io so'
trasteverina e lo sapete;
nun serve,
bbello mio, che cce rugate.
So'
cortellate quante ne volete!"
Al
coltello il "bravo" ricorreva tutte le volte che bisognava fare giustizia e
secondo la tradizione romanesca era la donna che regalava il coltello
all'uomo come pegno del suo amore con il proprio nome inciso. Questo oggetto
diveniva così un compagno fidato da tenere anche sotto il cuscino oltre che
in saccoccia (tasca) durante il giorno.
RUGANTINO
- Altra maschera degna d'attenzione. Anche lui è uno sbruffone racconta
balle ma è uno di quelli che rischia pagando di persona le conseguenze di
quello che dice.
E' il vero
"bullo" romano, quello che deve avere sempre l'ultima parola "E' mejo
perde 'n amico che 'na bona risposta".
Rugantino,
vestito da "sbirro" indossa pantaloni, gilet e giacca rossa, scarpe con
grandi fibbie e cappello a due punte. Il suo nome deriva da "rugare" cioè
borbottare, brontolare... (insomma come 'na pentola de facioli tanto pe'
capisse!). La sua caratteristica principale è l'arroganza.
Pure al
termine di una rissa lui "nun se scompone più de tanto" e testone come
sempre.... "Me 'n ha date.... ma quante je n'ho dette!"
"Cor
cappello a du' pizzi, cor grugno lungo du' parmi, co 'na scucchia rivortata
'nsu' a uso de cucchiaro, co' 'no spadone che nun ce la po' quello der sor
Radeschio, e co' le cianche come l'Arco de Pantano, se presenta, Signori
mia, Rugantino er duro, nato 'nsto piccolo castelluccio e cresciuto a forza
de sventole, perchè ha avuto 'gni sempre er vizio de rugà e d'arilevacce".
Ha una
relazione con una donna sposata, Rosetta, il cui marito viene ucciso per
vendetta da un sicario e Rugantino, trovato accanto al cadavere di lui,
viene incolpato ed arrestato.
Sia Rosetta
che la popolazione hanno una reazione inaspettata: lo fanno sentire un eroe
e lui, fino ad allora considerato solo un fanfarone arrogante e senza
morale, vivendo finalmente un ruolo da protagonista, si assume la
responsabilità dell'omicidio e... viene decapitato! |